Quegli anni nel Santa Lucia, il club di Vieri e Paolo Rossi


PRATO.A dieci anni, nella categoria Pulcini, con la maglia dell'Ac Santa Lucia, viaggiava alla media di due-tre gol a partita. Una mezzapunta dai piedi buoni e dal tiro potente. Bravo nel dribblare gli avversari e lesto nel cercare l'angolino più lontano con una botta dalla distanza. E d'altronde, col nonno Rodolfo Becheri, presidente della società, il babbo Luciano suo grande consigliere nonchè primo allenatore di Bobo Vieri che in quella stessa società ha tirato i primi calci, e un campo dedicato alla memoria di Vittorio Rossi, padre di Paolo Rossi, campione del Mondo nel 1982 e che a Santa Lucia aveva la sua casa, Alessandro Diamanti non poteva non crescere con un Dna dal profumo del grande calcio.
Dal Santa Lucia è passato al Prato dove ha giocato negli Allievi pur avendo un anno in meno, poi la Primavera dell'Empoli, quindi il ritorno e debutto in serie C2 a sedici anni prima di andare a farsi le ossa per una stagione in serie D a Fucecchio. Poi ancora Prato, questa volta in C1, quindi la parentesi con la Florentia Viola dei vari Riganò, Di Livio e Cavasin ed anche del brutto intervento chirurgico ad un polmone. La riabilitazione e quindi l'esperienza in serie B con l'Albinoleffe. Ma la sua vera consacrazione forse l'ha ottenuta ancora una volta col Prato. «Noi possiamo solo ringraziarlo - dice il presidente onorario del Prato, Giannetto Guarducci - Due stagioni fa ci ha salvati dalla retrocessione e in quella passata per un po' ci ha fatto sognare i playoff. Ma devo ringraziarlo anche perchè è sempre stato una gioia vederlo giocare, per le finezze tecniche e le scelte di gioco che sa fare. L'ho sempre lodato e mi rincresce una sola cosa che pur avendo questo genio del calcio a Prato, pochi pratesi siano venuti a vederlo giocare al Lungobisenzio. Ora dovranno seguirlo in televisione o andare a Livorno, dove peraltro io stesso lo seguo». Poi l'avvocato Guarducci racconta proprio l'ultima gara vista l'altro ieri all'«Armando Picchi» contro l'Inter. «Alessandro ha fatto quello che ha voluto contro i campioni d'Italia - racconta il presidente onorario del Prato - E le cose più belle sono stati i suoi passaggi. Su venticinque-trenta tocchi di palla, ne avrà sbagliati si e no due».
«Sono stato fra coloro che hanno spinto molto perchè Diamanti andasse a Livorno pur a discapito di offerte più vantaggiose per il Prato - conclude Guarducci - Le mie previsioni si stanno rivelando giuste, anche perchè il presidente Spinelli se ne intende di calcio ed ha visto subito che Diamanti poteva essere una rivelazione. Che io sappia all'inizio il Livorno voleva girarlo ad una società di serie B, poi Spinelli lo ha visto giocare in amichevole e lo ha personalmente trattenuto». E fra chi gongola per questo buon momento di Diamanti, e non potrebbe essere diversamente, c'è anche il padre Luciano che sabato non vorrà perdersi per niente al mondo il derby Livorno-Fiorentina. «Non so se i rispettivi tecnici li faranno giocare - dice Luciano Diamanti - Ma se in campo dovessero trovarsi di fronte mio figlio e Vieri non solo sarei felice io ma lo sarebbero tutti gli sportivi per lo spettacolo che si ritroverebbero a vedere».

Pasquale Petrella