Diamanti è per sempre


LIVORNO.Come fa presto a cambiare la vita. Anche un anno fa, 24 settembre 2006, Alessandro Diamanti giocava in casa: ma in C2, con la maglia del Prato, e pareggiava 1-1 contro la Paganese di fronte a 785 spettatori. «Forse nel Prato è sprecato, ma con quella testa non può andare oltre la C2» dicevano i suoi detrattori.
La rivincita.E ora come la mettiamo? Dribbling, tiri in porta, assist, contrasti, palloni difesi con le unghie: di tutto di più per questo ragazzo di 24 anni. Benvenuto Alex, sperando che la pubblicità abbia ragione: un Diamanti è per sempre. «Ma guarda che io sono sempre stato questo, non è che ho imparato a giocare durante l'estate. Se permetti, questa partita contro l'Inter me la prendo alla faccia di chi mi ha voluto male in questi anni tarpandomi le ali». Nomi, please. «No, lasciamo stare, oggi mi godo il 2-2 e la mia prestazione positiva, non voglio rovinarmi il fegato ripensando a certi personaggi passati lungo la mia carriera».
Due spiccioli.In un calcio dove si spendono soldi come se fossero del Monopoli, Diamanti è stato pagato davvero due spiccioli. Al Prato per il cartellino sono andati circa 400mila euro, a lui di stipendio 80mila euro l'anno. Roba da bassa C1. «E ora vale 5 milioni di euro» gongolava ieri sera Aldo Spinelli, uno che se cade in mare esce fuori con i pesci nelle tasche. «Oh, io non chiedo niente - sorride Diamanti - ma se mi vuole aumentare lo stipendio, il mio numero lo sa...».
Ora però guai montarsi la testa. «Ma scherzi? Da giocare sui campetti di serie C2, adesso mi trovo in serie A ad affrontare l'Inter. È uno spettacolo. Da domani riparto con la stessa umiltà, perché stare qui dentro è una favola».
La chiamata di Orsi.Fiutava una maglia da titolare Diamanti, ci sperava, ma che avrebbe giocato dall'inizio l'ha scoperto solo in extremis. «Io ci sono, ci sono sempre stato. A inizio stagione sapevo di giocarmi un'occasione importante e credo di aver dato il massimo dal primo giorno che sono arrivato. Restar fuori dispiace ma non è un problema, anche perché vi garantisco che questo gruppo è splendido».
Rigore netto.Si torna alla partita. E a quel rigore inutilmente chiesto nel primo tempo, quando il Livorno già stava vincendo 1-0. Diamanti allarga le braccia: «Rigore netto. Burdisso mi ha trattenuto, non so come hanno fatto a non fischiarlo. Anche Burdisso l'ha ammesso. Trefoloni? No, non ha detto niente, ho visto solo che faceva cenno di proseguire».
Ha sfiorato anche il gol Diamanti, uno che se ha 10 centimetri non ci pensa due volte a sparare in porta. «C'ho provato, ma è stato bravo Julio Cesar». E poi ha lasciato piacevolmente sorpresi vedere questo ragazzo correre fino all'ultimo minuto, quando molti avevano la lingua penzoloni: «Fisicamente sto bene, mai stato così bene».
Un bel Livorno.Risultato storico, perché nelle ultime quattro stagioni mai il Livorno era riuscito a far deragliare l'Inter. «E se andiamo a veder bene - commenta Diamanti - potevamo anche vincere. Abbiamo giocato col cuore, lottando su ogni pallone, ma ci sono state anche delle belle giocate. Non è mancato niente, e se Julio Cesar non avesse fatto quella grande parata su Bogdani, beh, ora saremmo a festeggiare per una vittoria incredibile. Comunque abbiamo fatto vedere che il Livorno c'è e se la vuole giocare con tutti».
I due guardiani.Insomma, abbiamo scoperto di avere un giocatore in più. Meno vizi e più virtù. Non sgarra Alex, adesso ha messo la testa a posto. Il suo "padre adottivo" Galante lo marca stretto, con le buone e con le cattive. «Fabio e basta? Era meglio... Ora c'è anche Giannichedda che mi controlla. Così ho fatto babbo e mamma...».

Alessandro Bernini