A Rovigno una mostra su Candalla

CAMAIORE.Da domani e fino all'11 prossimo una delegazione del Gruppo archeologico, nell'ambito dei festeggiamenti del trentennale del sodalizio, si recherà a Rovigno, città gemellata con Camaiore, per allestire una mostra di interesse archeologico, dal titolo "Candalla di Camaiore e il castelliere di Moncodogno": due siti dell'età del bronzo a confronto.
La mostra, che verrà esposta nei locali del civico museo di Rovigno, organizzata dal locale gruppo archeologico con la consulenza della Dottoressa Daniela Cocchi e la collaborazione dell'amministrazione comunale di Camaiore e di Rovigno, assessorato al turismo e assessorato ai gemellaggi, illustra gli aspetti più interessanti dei due importanti siti archeologici.
Quello di Candalla scoperto nel 1981 dal gruppo archeologico di Camaiore, si pone, per la caratteristica e la quantità dei reperti trovati e ora conservati nel museo Blanc di Viareggio, tra i più importanti siti dell'età del Bronzo della Toscana nord-occidentale. «Di esso - riferisce Luca Santini, del Gruppo archeologico - sappiamo che si trattava di un villaggio di capanne, costruite con argilla e con copertura vegetale, dislocato sulla sponda destra del torrente Lombricese, abitato sporadicamente ad iniziare dal neolitico e maggiormente frequentato nell'età del bronzo da una comunità di pastori. Da sottolineare, oltre al rinvenimento di migliaia di frammenti di contenitori ceramici di varie fogge, venuti alla luce durante le campagne di scavo operate dalla Dottoressa Cocchi, per conto del museo Blanc di Viareggio, il ritrovamento di un vaso in ambra di tipo Tirinto, da cui prese il nome il "Riparo dell'Ambra". La prova delle attività artigianali, a cui erano dediti gli abitanti di Candalla, l'abbiamo dal ritrovamento di pesi da telaio, che documentano una rudimentale lavorazione tessile, che si concretizzava con la produzione di tessuti in lana».
«Anche la presenza di colini in ceramica - prosegue Santini - ci dà modo di attestare la produzione del formaggio, una delle risorse principali delle comunità di pastori dell'età del bronzo, che troviamo sparse dall'estremo sud fino al confine con la regione emiliana e poste a ridosso della dorsale appenninica della penisola».
«Per il castelliere di Moncodogno - aggiunge Luca Santini - abbiamo una considerevole quantità di informazioni, grazie alle numerose campagne di scavo, che hanno messo in evidenza un'ampia fortificazione, la quale proteggeva un consistente villaggio, dislocato su di una collina, posta di fronte al mare, a circa 5 km di distanza dalla città vecchia di Rovigno. Moncodogno fu, insieme a Nesactium, la capitale degli istri, uno dei più imporanti abitati dell'Istria tra il 1800 ed il 1200 a.C., di notevole rilevanza strategica ed economica».