Ecco Toki Pona, lingua nata dal web

WASHINGTON.Va sempre più di moda sulla rete, al punto che dal Canada si sta diffondendo via web tra i navigatori di altri Paesi, una nuova lingua: si chiama "Toki Pona" (buona lingua), l'ha letteralmente inventata una studentessa e traduttrice di Toronto ed è composta di sole 120 parole.
"Toki Pona" si è inizialmente diffusa soprattutto tra i bloggers appassionati lettori dei "Signore degli Anelli" di Tolkien, e - stando a quanto pubblicato ieri dal Los Angeles Times, che ha intervistato la sua creatrice - ha permesso loro di superare le barriere posta di volta in volta dal francese, il tedesco, l'inglese, o il finnico. Parlare in quel modo è diventato cioè tra loro una sorta di gioco, ma così sentito che utilizzare parole come toki (lingua) o pona (buono, bello, positivo) è diventato una sorta di mutuo riconoscimento collettivo.
Quel gioco si è velocemente trasformato in una moda e - stando appunto a quanto Sonja Elen Kisa, studentessa di Toronto, ha raccontato ieri sul Los Angeles Times - è uscito dai blog degli appassionati di Tolkien per andare a contagiare via via altri navigatori.
«Ora - ha affermato Sonja Kisa - esiste sulla rete una vera e propria comunità che sul web dialoga così. Toki Pona si sta diffondendo. Perché è facile e perché è universale». E' composta di sole 120 parole, non di più. Che sono più che sufficienti per dialogare, comporre canzoni, scrivere poesie, e soprattutto chattare. «Toki Pona è solo una, anche se la più diffusa, delle nuove lingue che stanno nascendo in rete. E' figlia «di un momento di depressione - ha detto la traduttrice Kisa - e del fascino che esercitano su di me Tolkien, la cultura Zen, il taoismo».
Per vincere quella depressione la traduttrice Kisa prese carta e penna e si mise «a fare un gioco di tipo minimalista: inventare parole che esprimessero soltanto concetti positivi». Quel suo gioco ha avuto successo. E quelle parole più che da pronunciare sono da scrivere. Sono cioè «suoni scritti», da utilizzare in rete in forma come un alfabeto per iniziati ma che si è via via diffuso fino a diventare una sorta di'esperanto digitale' capace di superare le barriere poste dalle lingue tradizionali.
Del resto - ha ricordato Kira - anche Tolkien amava inventare parole. Definì questa passione il suo «segreto vizio», e passò ore e ore della sua vita a modificare parole dal latino, il tedesco, il finnico, il gallese. I blogger che lo adorano stanno facendo altrettanto. E in quella dimensione parallela che è la realtà virtuale parlano in "Toki Pona", una lingua che - garantiscono - «nasce da radici di verità» ha commentato la sua ex depressa inventrice.