Affreschi trecenteschi al Carmine


La chiesa del Carmine è un Pantheon di capolavori. Dai muri affiora sempre qualcosa di nuovo. A testimonianza di quella che è una vera e propria pinacoteca dal Trecento al Seicento. Ecco che dai muri della navata è spuntata improvvisamente la sagoma di un affresco trecentesco, probabilmente di scuola giottesca. È stato un caso, dovuto al cedimento di un intonaco. La soprintendenza ai monumenti ha già fatto un sopralluogo e presto provvederà ad approfondire la scoperta. Che potrebbe portare ad una rivelazione importante: e cioè che le pareti della chiesa custodiscano affreschi attribuibili alla scuola di Giotto. Che vi siano affreschi trecenteschi, lo si è già scoperto attraverso il recupero di un'opera di Giovanni da Milano, databile intorno al 1350 (Annunciazione) e che si trova sul muro della canonica. Ma la cosa nuova è appunto che vi possano essere, come sta affiorando, importanti opere trecentesche coperte dall'intonaco anche lungo le grandi pareti della navata della chiesa.
Ma le scoperte non finiscono qui. Andiamo con ordine. In un libro appena pubblicato da Rizzoli-Skira, "Corriere della Sera" dedicato a Masaccio nei "Classici dell'arte", si definisce con precisione il periodo in cui Masaccio ha lavorato nella chiesa del Carmine a Pisa, al celebre Polittico. Vi erano già indicazioni conosciute agli studiosi, ma attraverso documenti notarili ritrovati nella chiesa si dice che Masaccio lavorò a Pisa dal 19 febbraio fino al 26 dicembre 1426. In queste carte sono registrati anche tutti i pagamenti dati direttamente al pittore, «o in sua assenza ai colleghi di fiducia come Donatello, allora a Pisa, o all'aiuto di bottega Andrea di Giusto».
Rimosso dalla collocazione originaria alle fine del 1500, il Polittico fu smembrato e i vari scomparti dispersi. Tra l'Ottocento e il Novecento ne furono rintracciati vari pezzi, ma l'ipotetica ricostruzione del complesso appare ancora oggi problematica. Secondo la descrizione del Vasari al centro si trovava una spettacolare "Madonna in trono col Bambino" oggi custodita nella National Gallery di Londra, la cui monumentalità rivela l'adesione alla statuaria antica e a quella contemporanea di Donatello.
Donatello lavorò appunto con Masaccio nella chiesa del Carmine, tanto che in alcune carte si parla di un'opera da lui avviata e di cui non si ha più traccia. Che sia nascosta in qualche muro della chiesa?
In un intervento del prof. Franco Paliaga sul "Tirreno", un paio di anni fa, si parlava tra l'altro, dopo che il Polittico fi portato via da Pisa, di «un'edicola innalzata davanti al coro e non a lato dell'altare maggiore e che forse poteva contenere alla base un rilievo di Donatello raffigurante la consegna delle chiavi a San Pietro, da identificare nell'esemplare conservato alla National Gallery di Londra.
«Se di scoperte sensazionali nella chiesa del Carmine si vuole parlare - diceva Paliaga -, varrebbe forse la pena di verificare due notizie: come narra il Vasari, Masaccio (ma per lo storiografo aretino si trattava di Filippo Lippi) avrebbe eseguito ad affresco un Santo posto sulla parete che divide la cappella destra con la sacrestia. Non è da escludere che esso si nasconda ancor oggi sotto gli scialbi. La seconda informazione: come mi informava il compianto parroco di Santa Maria del Carmine, padre Innocenzo Lazzeri, tra l'intercapedine muraria che divide la sacrestia con l'attuale studio del parrocco sarebbero stati occlusi (a seguito dei restauri condotti sull'edificio nel dopoguerra) gli affreschi eseguiti nel 1758 dal pittore pisano Domenico Tempesti raffiguranti Episodi della vita di Gesù, ciclo ricordato dai documenti della chiesa».
Come si vede sono ancora tanti i misteri da scoprire in questa splendida chiesa che, purtroppo - è la nota dolente - versa in cattive condizioni.
Dice il priore, padre Giuliano De Angeli: «I tanti dipinti del Cinquecento e Seicento che qui sono custoditi e di cui recentemente anche il prof. Roberto Ciabattini ha verificato il loro grande valore artistico, non sono attualmente illuminati come si deve. Tutte queste opere d'arte sono poste in penombra e non sono valorizzate come meriterebbero. La nostra parrocchia ha in programma la messa a norma dell'impianto elettrico e la progettazione di un nuovo sistema di illuminazione e di controllo-intrusione adeguato all'importanza di queste opere. Ma bisogna che ci diano una mano la comunità parrocchiale e i commercianti del quartiere, altrimenti da soli non ce la facciamo. Senza parlare poi dell'umidità, che sta mangiandosi l'intonaco del chiostro. Occorre dunque intervenire con una certa urgenza».
E tra le opere che meriterebbero una migliore "luce" vi è sicuramente l'"Annunciazione" di Andrea Boscoli che è lì da più di quattro secoli, ma quasi nessuno sapeva fino a poco tempo fa che fosse un capolavoro dell'arte tra il Cinque e il Seicento. La riscoperta venne fatta proprio da Roberto Ciabattini. L'opera, tra le maggiori della cosiddetta scuola precaravvagesca, venne dipinto nel 1593.
Oltre a quello del Boscoli, vi sono altri importanti dipinti d'altare: opere di Giovanni Antonio Sogliani, Alessandro Allori, Santi di Tito, Girolamo Macchietti, Baccio e Aurelio Lomi, Baccio Ciarpi e Francesco Curradi).
Il dipinto del Boscoli è collocato sul primo altare a destra proprio dove è affiorato quello che sembra un affresco trecentesco. La posizione è di scarsa luminosità e una nuova illuminazione valorizzerebbe meglio questo come gli altri altari.
Infine, una recente scoperta che è andata ad arricchire la chiesa è una lastra marmorea intarsiata con marmi policromi, analoga alle tarsie in marmo che si trovano murate nella facciata della chiesa di San Paolo all'Orto (in particolare a quella sopra il portale maggiore), tarsie che durante i restauri del 1992 Mariagiulia Burresi della Soprintendenza di Pisa propose di datare alla seconda metà del secolo XII e che, anche alla luce dei recenti restauri della chiesa di San Casciano a Settimo, venne realizzata da Biduino, che fu il maggior scultore e architetto attivo a Pisa in quel tempo.
La lastra è da considerare, perciò, di ignota provenienza e certamente non fu eseguita per la chiesa, che è di fondazione trecentesca. È probabile che la lastra provenga da una delle varie chiese medievali pisane ristrutturate dal Cinquecento in poi, tra cui anche la stessa San Paolo all'Orto.

Marco Barabotti