Delphi, il valzer delle proprietà

LIVORNO. E' da dodici anni che le chiavi dello stabilimento le hanno date a due multinazionali Usa (Trw e Delphi) ma per i livornesi in fondo a via Enriques c'è ancora la Spica: anzi, la "Spiga". E se i tempi d'oro delle Partecipazioni Statali sono ormai preistoria, le mura ereditate dall'Alfa Romeo sono ancora in mani Fiat. Eppure è dal 2001 che Fiat Partecipazioni, sub-holding della casa automobilistica torinese, ha ceduto la proprietà del fabbricato industriale. A chi? Vediamo di alzare il velo su un tourbillon di compravendite che hanno interessato un'area industriale divisa a metà: da un lato, la Delphi (che ha chiuso i battenti e ora è al centro del progetto della famiglia Rossignolo per farne una fabbrica di superjeep chic); dall'altro, la Trw (che continua a lavorare).
Fiat cede le mura ma le riprende poi in affitto di lungo periodo (a quanto è dato sapere, fino al 2016): è una delle strategie-standard che negli ultimi 10-15 anni si sono affermate per ridurre i costi di occupazione e trasformare il mattone da immobilizzazione patrimoniale in benzina finanziaria.
Dal 2001 in poi è stato un susseguirsi di passaggi di mano: quasi un valzer di proprietà, che il sindaco Alessandro Cosimi illustra tanto in consiglio comunale quanto nel faccia a faccia con le organizzazioni dei lavoratori. Secondo questa ricostruzione, da Fiat Partecipazioni la proprietà «passa a Intesa Leasing», poi «al gruppo dell'immobiliarista Giuseppe Statuto» (ex alleato di Ricucci nel "contropatto" Bnl): non è escluso che vi sia un ulteriore passaggio intermedio. Fatto sta che «adesso l'intestatario delle aree risulta Realty One»: quartier generale al numero civico 2 di via Omenoni, nel cuore del cuore di Milano, uffici con vista sul municipio, nel triangolo fra Montenapoleone, la Scala e la Madunina in cima al Duomo.
Ma chi è Realty One? Guidata da Giacomo Dell'Aglio, 35 anni, è nata nel novembre scorso ma non è affatto una srl da quattro spiccioli: il capitale sociale è di 40,1 milioni di euro tutto in pugno alla InvestClub One, anch'essa con Dell'Aglio come amministratore unico, anch'essa società per azioni con unico socio. Chi? La proprietà è al 100% di La Centrale & Partners, 650mila euro di capitale sociale, con Dell'Aglio amministratore delegato in tandem con Massimo Mitti Ruà. Già l'indirizzo (comune a tutte le altre società controllate a cascata) e la denominazione forniscono indizi utili ma a mettere sulle tracce della capofila è soprattutto il nome del presidente: Alberto Gotti, 44 anni, finanziere bergamasco proveniente dalla scuderia Mittel che ha visto la sua stella crescere nell'alleanza con Francesco Micheli (ex Finarte), uno dei personaggi-simbolo della finanza milanese dei ruggenti anni Ottanta.
La casa madre è la Cfg: sigla che sta per La Centrale Finanziaria Generale, una cassaforte con 1,4 milioni di capitale, pure questa domiciliata in via Omenoni 2. Gotti ne è presidente e amministratore delegato. Il principale azionista (con il 34,4% delle quote) è il finanziere varesino sessantaseienne Angelo Gaiardelli ma il portale Real Estate dell'Agenzia del Demanio indica anche altri due soci di rilievo: con il 19,6% la società fiduciaria bresciana Capital Investment Trust (che ha la Total Leasing come azionista di riferimento e uno zampino nella Banca Profilo); con il 10,3% la Vi-Fin (che, stando alle informazioni raccolte, sembra riconducibile alla dinastia di industriali siderurgici vicentini Amenduni, da tre anni nel salotto buono della grande finanza con l'ingresso nel patto di sindacato di Mediobanca).
Le visure camerali raccontano poi che fra i soci figurano una galassia di persone (oltre a Gotti, Mitti Ruà e Dell'Aglio, anche Franco Cogni, Danilo Mariani, Matteo Lorito, Gianluca Pallini, Fabio Tesei, Giorgio Cestaro, Mario Gorla) e di società (Lp Investimenti Servizi, Sa srl, Interstudio, Corporate Consulting più la svizzera Lombard Privee Asset Management).
In realtà, però, c'è un indizio chiaro per capire che il pallino è ancora nelle mani di Fiat: secondo quanto riferito da Cosimi in consiglio comunale, è una società con targa Fiat che ha bussato alla Trw - che lavora nell'altra metà dello stabilimento - per annunciare la richiesta di un aumento dell'affitto.
Non è un caso se fin dall'inizio gli operai Delphi hanno tirato per la giacca Luca Cordero di Montezemolo: come uomo di Confindustria sì, ma soprattutto come leader di Fiat. «La Fiat ha avuto tanto dai nostri territori, non può cavarsela di nuovo badando solo ai propri profitti: è l'ora che metta sul tavolo qualcosa», insistono a una sola voce i sindacalisti dei metalmeccanici Maurizio Strazzullo (Fiom), Sergio Fondi (Fim) e Piero Rinforzi (Uilm).
Non è un caso se l'équipe del ministro Bersani non molla la presa: l'interlocutore è la Fiat al massimo livello. «Quasi quotidianamente», dice il sindaco Cosimi.