Bottoni e Cagliata indagati per il Corallo

LIVORNO. Neanche la pioggia battente di ieri mattina ha scoraggiato la Procura. Il procuratore capo reggente, Antonio Giaconi, infatti, non ha annullato l'ispezione in programma alle Terme della Salute, che si è svolta regolarmente nonostante il pantano a cui era ridotta la zona. Non è stata, come si capirà, una visita «in solitario» da parte della magistratura livornese, che da alcune settimane ha aperto un fascicolo d'indagine sull'area ex Corallo, chiedendo al Comune tutto il materiale relativo al passato e al presente di questo spicchio di città, del cui recupero si parla da tempo. La novità, rispetto ai giorni scorsi, è che adesso quest'indagine conta cinque iscritti al registro degli indagati, tutti raggiunti da avviso di garanzia.
Gli indagati.I cinque indagati sono i rappresentanti delle società che, adesso e negli anni scorsi, hanno detenuto la proprietà dell'area. La società attualmente proprietaria dell'intero complesso del Corallo è la «Fondiaria Apparizione», una srl realizzata in tandem dai costruttori livornesi Piero Bottoni e Rodolfo Cagliata. I due, entrambi amministratori della società oltre che soci, sono indagati dalla Procura livornese insieme ai componenti del Consiglio d'amministrazione della Coca Cola bevande Italia, la società dalla quale nel 2004 la Fondiaria Apparizione ha acquistato l'area. Il suo obiettivo, come noto, era l'edificazione di appartamenti nella parte compresa fra l'edificio delle Terme e via Foscolo e la disponibilità a cedere il resto, a partire dal parco e dal complesso storico, all'amministrazione comunale. Un'operazione che era stata tentata durante gli anni '90 anche dalla «Nuova Corallo», società costituita da Asa (all'epoca azienda municipalizzata del Comune) e dal costruttore Saporito, ma poi l'idea non andò in porto.
I reati contestati.A quanto si è appreso, l'indagine contesterebbe almeno tre ordini di reati. Il primo, e probabilmente il più importante, riguarderebbe soprattutto la Coca Cola: si tratta del danneggiamento di immobili appartenenti al patrimonio artistico nazionale. Poi c'è la questione del pericolo di crollo. Che, a rigor di logica, toccherebbe tanto la vecchia proprietà quanto quella nuova. Infine, secondo la Procura della Repubblica potrebbero esserci anche violazioni al testo unico (risalente al 1939) che riguarda proprio la tutela dei beni architettonici. Ma su questo, non c'è alcun particolare in più. In ogni caso, la magistratura non ha mosso alcun rilievo né al Comune, né alla Sovrintendenza di Pisa.
Il sopralluogo.Insieme al procuratore, nell'acquitrino del Corallo, c'era il consulente nominato dalla Procura, il professor Natale Gucci, del dipartimento di ingegneria strutturale dell'Università di Pisa. Poi gli indagati e i professionisti che li assistono: un componente del consiglio d'amministrazione della Coca Cola con un avvocato proveniente da Milano, i rappresentanti della Fondiaria Apparizione insieme al legale dello studio Padovani di Pisa e al loro consulente tecnico di fiducia. Anche in questo caso è un docente di ingegneria dell'Università di Pisa, il professor Stefano Caramelli.
La consulenza.Al procuratore sarà consegnata, nelle prossime settimane, la consulenza che ripercorrerà, nei fatti, i punti toccati dall'indagine e sulla base della quale sarà possibile definire meglio i particolari delle condizioni della struttura, che fra l'altro è stata anche oggetto di un sopralluogo da parte della quarta commissione consiliare del Comune. Al centro dell'attenzione della magistratura, infatti, c'è lo stato di conservazione del bene. Per l'esattezza, del complesso monumentale storico e non della parte dove insisteva, negli anni scorsi lo stabilimento della Coca Cola gestito dalla società Stib. Proprietari ed ex proprietari, dunque, dovranno dar conto delle scelte che hanno effettuato, nel corso degli anni, per cercare di corrispondere alle esigenze di tutela di un complesso architettonico di grande importanza per la città.
Le reazioni.«C'è un'indagine in corso, per il rispetto che si deve alla magistratura preferiamo non rilasciare alcuna dichiarazione», dicono dalla sede milanese della Coca Cola bevande Italia. Mentre Piero Bottoni, uno dei due soci della Fondiaria Apparizione, parla evidenziando una buona dose di serenità. «Noi siamo coinvolti perché attuali proprietari dell'area - dice - e forse perché la condizione degli immobili potrebbe essere fonte di pericolo per chi, abusivamente vi entra, perché la legge tutela anche queste situazioni. Per il resto, non vedo quali altre responsabilità potremmo avere».