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Don Marrucci drammaturgo

 SAN MINIATO. Tra i vari spettacoli che nel cartellone precedono il Dramma popolare - “Il nemico”, prima rappresentazione in Italia il 20 luglio - sta suscitando interesse il testo “La profuga”, di cui è autore don Luciano Marrucci, 77 anni, ex direttore artistico dell’Istituto del Dramma. Le date della rappresentazione sono indicativamente le sere del 13 e 14 luglio; al cast sta lavorando il regista Andrea Mancini, un sanminiatese formatosi nel Dramma e che poi ha continuato autonomamente con il teatro di Quaranthana. Per l’ambientazione si pensa ad uno spazio all’aperto: come la pieve di Corazzano, dove don Luciano è parroco. Oppure in piazza alla Sughera, presso Montaione, dove la vicenda sarebbe accaduta.  La storia. Don Marrucci fa volentieri qualche anticipazione: «È una vicenda vissuta, verosimilmente, nella campagna attorno a San Miniato, nel 1944 al passaggio del fronte della seconda guerra mondiale. Ma in realtà ho messo insieme fatti diversi, attorno alla figura di una profuga che arriva all’improvviso sull’aia di una casa di contadini, mentre c’è la festa del raccolto ma non c’è la gioia perché gli uomini sono imboscati per sfuggire ai tedeschi, dunque c’è la musica ma non c’è con chi ballare. E suonando il flauto arriva Miriam, proveniente da Algeri, figlia di un italiano e di una donna berbera. La bellezza forestiera sconvolge non soltanto i mariti, ma anche i figli di coloro che in quello stesso spazio lavorano tutto il giorno a impagliare i fiaschi. C’è anche un tedesco con l’elmetto, stanco della guerra che ormai volge alla ritirata, e che in altri momenti, di fronte a un nome ebraico, avrebbe pensato a deportare la donna. Poi invece, nel dopoguerra, tornerà a cercare Miriam e la troverà come il paese l’ha trasformata».  Considerazioni. L’autore non racconta tutta la trama, che ha un finale “aperto”, come si direbbe oggi, ma anticipa qualche considerazione: «I profughi spesso non vengono accolti bene, perché non hanno niente. Ma anche avere troppo, sia pure come altruismo verso tutti, viene visto con occhi diversi. E forse non a torto, se una donna della Sughera le manifesta che l’affetto sta mutandosi in amore. Sentimento che Miriam respinge, incompresa in tutti i sensi». L.G.

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