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La Borsa non riesce a riprendersi

 MILANO. Le Borse non riescono a riprendersi. Nonostante il Fondo monetario internazionale continui a sostenere che «la crescita economica mondiale resta solida e che siamo in presenza solo di turbolenze», ieri le vendite hanno preso il sopravvento e si è assistito al terzo ribasso consecutivo. Il Mibtel, in Piazza Affari, è sceso dell’1,26% portando al 5,26% la perdita negli ultimi tre giorni. Il mercato, però, ha aggiornato il record degli scambi: il controvalore ha sfiorato i 10 miliardi.
 In testa alla classifica c’è ancora Fiat che ha visto le proprie azioni compravendute per un totale di 1,3 miliardi. Segnali negativi erano arrivati, fin dalle prime ore del mattino, dalle Borse di Tokio e Shanghai. Il Nikkei ha chiuso le contrattazioni in ribasso dello 0,86% mentre la Borsa cinese (che mercoledì ha recuperato il 4% dopo il crollo del giorno prima) ieri è scesa del 2,91%. In Cina, in particolare, si teme che il Parlamento possa decidere un inasprimento della tassa sul capital gain.
 Il vento ribassista si è presto spostato in Europa anche se, va detto, in apertura i listini hanno dimostrato di tenere i prezzi della vigilia. Anzi, in mattinata si era diffuso un modesto ottimismo e le Borse sono arrivate a guadagnare circa mezzo punto percentuale. Poi, nel pomeriggio, con l’avvicinarsi dell’apertura di Wall Street, le vendite sono ricominciate. «La frenata sulle piazze finanziarie europee - dice un operatore - va ricondotta a quanto successo martedì. Uno choc di questo genere non si smaltisce di certo in pochi giorni e i tanti derivati immessi nel recente passato hanno spostato volumi molto grandi, determinando maggiori timori negli investitori».
 A Milano è intervenuto anche l’amministratore delegato di Borsa Italiana, Massimo Capuano, che ha invitato a “non drammatizzare” le flessioni di questi giorni. «Mi sembra - ha detto - che i fondamentali delle società siano buoni. Gli investimenti in Borsa sono di medio e lungo periodo, pertanto gli investitori devono vedere la cosa con un’altra ottica». Queste parole, però, non hanno rassicurato l’ambiente se è vero che, con l’apertura in rosso di Wall Street, Milano è arrivata a perdere il 2,26%. Le vendite si sono accentuate sui titoli che hanno corso di più negli ultimi mesi come Mediolanum (-3,19%), Buzzi Unicem (-2,97%), Finmeccanica (-2,68%) e Generali (-2,89%). Male anche Enel (-1,3%) e Fiat che ha lasciato sul campo il 4,1%, trascinando al ribasso le holding degli Agnelli: -4,6% Ifi, -5,27% Ifil e -3,66% Ifil risparmio. In picchiata Pirelli (-4,50%) dopo che la spagnola Telefonica ha parlato di trattative sospese su Telecom Italia (-2,69). In Europa hanno chiuso in ribasso Francoforte (-1,12), Parigi (-1,05), Madrid (-1,29) e Londra (-0,90). Da segnalare il pesante tonfo di Deutsche Telekom (-3,69). A due ore dalla chiusura, in ribasso il Dow Jones (-0,32) e il Nasdaq (-0,42). Torna a salire il prezzo del petrolio, trattato a New York a 62,34 dollari al barile.