L'addio all'eroe azzurro di Wembley


MONTECATINI.Aveva 28 anni, giocava nel Padova del mitico Nereo Rocco e con un gol in Nazionale entrò nella storia.
Era il 6 maggio 1959 quando Amos Mariani segnò a Wembley, nel tempio del calcio, contribuendo al primo storico pareggio degli azzurri in Inghilterra. Una vita nel calcio e per il calcio quella di Mariani il cui cuore, ieri alle 8,30, è arrivato al capolinea di una lunga malattia e ha cessato di battere nell'abitazione di viale Marconi 40 dove era tornato dopo l'ennesimo ricovero in ospedale. Amos avrebbe compiuto 76 anni il 30 marzo.
Il giocatore.Mariani, montecatinese doc, ala scattante e abituata al gol, aveva iniziato a giocare nella sua città per poi passare ancora giovanissimo all'Empoli. Aveva girato mezza Italia vestendo le maglie di Juventus, Atalanta, Udinese, Fiorentina, Milan, Padova, Lazio e Napoli. Nel suo palmarés poteva esibire anche due scudetti (Juventus 1949-50 e Milan 1956-57) e una Coppa dei Campioni con i rossoneri e una Coppa Italia con il Napoli (1961-62).
In un'intervista al nostro giornale nel dicembre 2005, in occasione del passaggio della fiamma olimpica, disse: «Ho girato molto, ma sono toscano e oggi tifo Fiorentina. La Nazionale? Meglio che vincere il campionato».
In Nazionale.Sette presenze e due gol con la maglia azzurra sono stati l'apice della carriera di Mariani il cui debutto avvenne alle Olimpiadi di Helsinki del 1952 con una schiacciante vittoria (8-0) dell'Italia sugli Stati Uniti. Ma il sogno che si materializza nel rettangolo verde in un ideale palcoscenico dove ogni "calciattore" vorrebbe recitare è quello della sfida a Wembley con l'Inghilterra. È il 6 maggio del 1959. La gara è un'amichevole che si gioca, però, davanti a 92mila spettatori. La pressione è enorme e l'Italia chiude il primo tempo sotto di due gol segnati da Bobby Charlton e Bradley. La sconfitta viene messa nel conto. D'altronde gli azzurri non hanno mai vinto in casa degli inglesi. Ma nella ripresa il piccolo miracolo italiano si avvera e porta due nomi. Sergio Brighenti, compagno di squadra di Amos nel Padova, accorcia le distanze al 56'. Passano cinque minuti e Mariani agguanta il pareggio gonfiando la rete alle spalle di Hopkinson. E così Amos, con il suo guizzo vincente, riesce a conquistarsi uno spazio nell'antologia azzurra.
L'allenatore.Il nome di Mariani non è legato solo al pareggio dell'Italia nello stadio di Wembley contro gli inglesi. Dopo aver chiuso con il calcio giocato Amos aveva iniziato ad allenare alternandosi alla guida di numerose squadre di serie C, tra cui Lucchese (1982-83), Nuova Igea e Montecatini. Grande motivatore, sanguigno in campo e fuori, Amos, globetrotter della panchina, fu uno degli apripista della stagione dei tecnici che emigravano all'estero. Nel 1977-78 fu il primo italiano a guidare una squadra greca, l'Ethnikos di Atene e a seguire del Kavalla, sempre nel campionato di serie A.
Negli ultimi anni aveva messo a disposizione la sua passione e competenza al servizio dei settori giovanili, dal Montalbano al Montecatini e di tante altre società, come direttore sportivo per chiudere con il Collesalvetti. Tra i suoi incarichi anche quello di osservatore dell'Empoli.
L'addio.Mariani lascia la moglie Giulia Pagni, 66 anni, la prima consorte Wilma Magrini e i figli Paolo, ex giocatore con ingaggi in serie C e tecnico delle giovanili, Linda, Annamaria, Sandra e Silvia. Il funerale è in programma oggi alle 15 nella chiesa di San Francesco dove il feretro arriverà partendo alle 14,45 dall'abitazione di viale Marconi. La salma di Mariani dopo le esequie funebri verrà portata a Pistoia per essere cremata. Addio eroe di Wembley.

Pietro Barghigiani