L'Empoli sogna e non è un miracolo

EMPOLI. Partiamo dalla parola da non usare: miracolo. Già, perché il quarto posto dell'Empoli non è figlio del caso. Non era programmato, questo è vero, ma è un premio per un lavoro iniziato anni fa e portato avanti anche nei momenti peggiori. Anche quando, cioè, i risultati non erano questi. Un progetto insolito nell'era del calcio globale, perché la truppa azzurra che si affaccia sull'Europa che conta - quella della Champions League - è figlia del fatto in casa.
Su una rosa di 24 giocatori, infatti, ben 11 sono prodotti del vivaio o hanno avuto qualcosa a che fare con il settore giovanile: dal veterano Balli, il portiere che è ormai alle soglie dei 40, al giovanissimo Rincon, il difensore brasiliano arrivato quest'anno via Inter e subito spedito in Primavera per conoscere i segreti del calcio italiano. «Il segreto - diceva pochi giorni fa Gigi Cagni - è che a Empoli si può fare. Si può, cioè, lavorare con i giovani. Tutti hanno la cultura del lavoro e voglia di imparare, in più questo ambiente sa aspettare la maturazione dei ragazzi».
Un mix perfetto, insomma, che è nel Dna della società azzurra, ma che è diventato un vero e proprio biglietto da visita sotto la gestione Corsi, al timone da 16 anni. Nell'ultima finestra di mercato, ad esempio, l'Empoli ha deciso di insistere su questa linea e ha ceduto Gasparetto al Genoa rimpiazzandolo col giovane Coralli (fatto rientrare dalla Lucchese). Le partite della Coppa Italia (contro Genoa e Inter), inoltre, sono state sfruttate per gettare nella mischia i titolari del domani (Bassi, Rincon, Eder) e mezza squadra Primavera (Iacoponi, Musacci, Cesaretti, Arcidiacono). Il resto, poi, lo hanno fatto un gruppo sempre più solido e un allenatore, Gigi Cagni, che soprattutto ci ha messo buon senso («perché a Empoli - ama ripetere - ho riscoperto il gusto di fare questo lavoro»). Sulle macerie di Calciopoli, infatti, l'Empoli ha deciso di costruire una squadra diversa rispetto a quella degli ultimi anni: meno fronzoli, più sostanza. I 19 gol di Tavano, così, sono stati rimpiazzati non con una stella di prima grandezza ma con due accorgimenti: incassare meno reti, distribuire meglio quelle fatte. Il sacrificio del bomber, però, è stato sfruttato anche per trattenere gli altri elementi di qualità. Come Buscé, inseguito dal Palermo; Almiron, strappato alle buste all'Udinese; Pratali che aveva ed ha molti estimatori. A tutti è stato rivisto il contratto, ma senza esagerazioni.
Oculatezza, idee chiare e buon senso: ecco, insomma, cosa ha portato gli azzurri alle porte del paradiso. «E ora - chiosa il presidente Corsi - dobbiamo essere bravi a sfruttare questo momento. Ormai la salvezza è quasi raggiunta, ma sarebbe sbagliato pensare a traguardi improbabili. Dobbiamo solo goderci questa situazione e sfruttare la buona classifica per giocare senza assilli».
E il futuro? La Primavera è prima in campionato ed è agli ottavi del Viareggio; gli Allievi nazionali sono primi, i Giovanissimi secondi. Non c'è altro da aggiungere...