Un "Traditore" per l'esordio di Ricci

LIVORNO.L'ultimo ciak, il trentottesimo, sabato sera in una villa di campagna. Il resto del film Michelangelo Ricci l'ha girato quasi tutto al porto. Di Livorno, ovviamente. Perché questo lungometraggio, intitolato Il Traditore, ha come sfondo il nostro mare, davanti al quale si consumano i tradimenti e le peripezie di questa commedia in corso d'opera. Soggetto e sceneggiatura di Ricci, già direttore artistico di Effetto Venezia e regista teatrale, ma realizzazione corale, perché dentro a questo film "c'è di tutto il Teatro del Porto". Tra gli attori qualche volto noto - l'immancabile Paolo Ruffini, Andrea Cambi, Carlo Monni - ma anche persone mai state su un set.
Partiamo dal titolo. Chi è il traditore?
«E' Andrea, un attore che tradisce la moglie e che, da quando viene scoperto, va incontro a una serie di disavventure. Andrea, il protagonista, è interpretato da Andrea Monni, un attore toscano noto nel mondo teatrale, ma non nuovo alle telecamere. Ha lavorato anche con Ettore Scola».
Gli altri attori chi sono?
«Tra i livornesi più conosciuti, oltre a Paolo Ruffini nei panni di un giovane regista, c'è Emanuele Gamba, che fa la parte di un assessore. Ma poi ci sono molte persone nuove al cinema, che nella vita fanno tutt'altro, e mia figlia Ida, di nove anni. Da fuori, invece, arrivano Carlo Monni, già attore in Berlinguer ti voglio bene, Remo Remotti, artista eclettico e volto ricorrente nei film di Nanni Moretti, e Renzo Novisolo, che viene dal teatro dove ha lavorato anche con Dario Fo».
Un film serio...
«Dove si ride, però. Perché è una commedia, anche se dentro ci sono elementi drammatici o del film d'avventura».
Quale Livorno emerge dalle tue riprese?
«Livorno in questo film "è" il suo mare. Il porto, i moletti, gli scogli, il faro. Tutto il resto si intravede, anche perché non volevo che fosse esplicitamente Livorno, quanto una città di porto. Anche il linguaggio, infatti, va oltre il livornese e ogni attore porta con sé un po' delle proprie inflessioni».
E' un film autoprodotto?
«Interamente. La produzione è tutta del Teatro del Porto e l'idea è quella di ottenere con il minimo della spesa un prodotto professionale da portare nelle sale, in modo che non resti un esperimento di nicchia. E' un impegno difficile, ma contiamo di terminare il lavoro entro aprile per poi trovare un partner per la distribuzione».
Lo proporrete a qualche festival?
«Perché no...»
Chi ti ha affiancato in questa avventura?
«Alessia Cespuglio, attrice e responsabile della produzione esecutiva, e Maurizio Muzzi, coordinatore di tutta l'area tecnica. Ma anche Francesca Ricci, che ha curato l'organizzazione interna, e Elena Cappanera, bravissima direttrice della fotografia».
Il film non esiste ancora, c'è solo una pellicola con dentro due settimane di riprese. Ma, almeno nella tua mente, esiste un'immagine che racchiude il senso dell'intera opera?
«Sì, ed è lo sguardo di mia figlia Ida mentre osserva i suoi genitori (l'attore e la moglie tradita) litigare per stare con lei. E' lì, in quello sguardo sul mondo dei grandi, che si racchiude il senso di tutto».
Eva Giovannini