21 gennaio 2007 —
pagina 11
sezione: Toscana
La figlia Lorenza ha provato a racchiuderlo in una parola oggi poco di moda: umanista. Sì, quel genere di uomini generalisti, di impronta mitteleuropea - come ha spiegato Giuliano Amato - che, ormai razza in estinzione, si dedicavano ai problemi tecnici partendo da una cultura ampia e continuamente alimentata. Perché Alfonso Desiata, una vita spesa nelle Assicurazioni Generali, da «impiegatuccio» - così amava definirsi guardandosi indietro - fino a presidente, era molto più di un assicuratore. Cresciuto alla Scuola SantAnna di Pisa dove si era brillantemente laureato, il signore delle polizze - molisano trapiantato a Trieste, morto nel maggio scorso alletà di 73 anni - possedeva qualità che vanno ben oltre il manager capace di ideare nuovi prodotti o progettare potenti espansioni del principale gruppo assicurativo italiano (come lOpa su Ina nel 1999). Limpronta della formazione ne aveva fatto un intellettuale al servizio delleconomia, collocato in un tempo in cui la tecnica poteva avere ancora unanima e dietro ai progetti imprenditoriali cera spazio per il soffio di una visione delluomo e non solo per una montagna di tecnicalità.
Il rimpianto di lui è il rimpianto di un mondo non strozzato dalleccesso di specializzazione, ha sintetizzato ancora Amato che da presidente degli ex studenti della Scuola superiore SantAnna ha presieduto, ieri mattina a Pisa, un convegno che ha voluto ricordare le diverse facce di Desiata: la persona, lintellettuale, lassicuratore. Un valzer di testimonianze che è andato dallo scrittore Claudio Magris ad Antonio Maccanico, dal banchiere Enrico Salza allattuale ad di Generali Giovanni Perissinotto. Una giornata di studi che è stata loccasione per annunciare listituzione al SantAnna di una «Cattedra Alfonso Desiata». Sarà assegnata annualmente a un eminente studioso, pescando nei migliori centri universitari e scientifici internazionali, perché diventi un punto di riferimento per le tematiche delleconomia, del management e della finanza delle assicurazioni.
Insomma, un luogo di formazione alto che non tradisca la storia di Desiata, uomo che detestava le parole e amava la razionalità, che era ossessionato dallidea di sprecare tempo prezioso. Metodico, odiava infatti il disordine non necessario che toglie al pensiero tempo utile per navigare in quel disordine che aspetta ancora di essere compreso. Questo era il suo approccio alle cose, risultato, in particolare, della passione per i matematici della prima metà del millennio passato, dal pisano Leonardo Fibonacci allaretino Luca Pacioli, che lavevano convinto dellimportanza di sintetizzare i concetti in pochi numeri piuttosto che in tante parole. Disse in unintervista al «Sole 24 ore» nellaprile 2005: «Da noi perfino su argomenti marginali cè labitudine a intervenire magari per unora di seguito. Ma in unora si affrontano i problemi del mondo e della vita!».
Forti della sua lezione, tutti i partecipanti al dibattito hanno rispettato questo culto della sintesi. Ma hanno voluto testimoniare altri due insegnamenti di Desiata: linvito a tenere sempre la schiena diritta e il senso di responsabilità che luomo delle istituzioni deve avere. Due principi, si è ricordato, che gli costarono probabilmente il posto da presidente di Generali e lo costrinsero a tacere per difendere comunque il prestigio del Leone di Trieste.
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Roberto Bernabò