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Una cattedra per ricordare Desiata l’assicuratore che parlava con i numeri


La figlia Lorenza ha provato a racchiuderlo in una parola oggi poco di moda: umanista. Sì, quel genere di uomini “generalisti”, di impronta mitteleuropea - come ha spiegato Giuliano Amato - che, ormai razza in estinzione, si dedicavano ai problemi tecnici partendo da una cultura ampia e continuamente alimentata. Perché Alfonso Desiata, una vita spesa nelle Assicurazioni Generali, da «impiegatuccio» - così amava definirsi guardandosi indietro - fino a presidente, era molto più di un assicuratore. Cresciuto alla Scuola Sant’Anna di Pisa dove si era brillantemente laureato, il signore delle polizze - molisano trapiantato a Trieste, morto nel maggio scorso all’età di 73 anni - possedeva qualità che vanno ben oltre il manager capace di ideare nuovi prodotti o progettare potenti espansioni del principale gruppo assicurativo italiano (come l’Opa su Ina nel 1999). L’impronta della formazione ne aveva fatto un intellettuale al servizio dell’economia, collocato in un tempo in cui la tecnica poteva avere ancora un’anima e dietro ai progetti imprenditoriali c’era spazio per il soffio di una visione dell’uomo e non solo per una montagna di tecnicalità.
 Il rimpianto di lui è il rimpianto di un mondo non strozzato dall’eccesso di specializzazione, ha sintetizzato ancora Amato che da presidente degli ex studenti della Scuola superiore Sant’Anna ha presieduto, ieri mattina a Pisa, un convegno che ha voluto ricordare le diverse facce di Desiata: la persona, l’intellettuale, l’assicuratore. Un valzer di testimonianze che è andato dallo scrittore Claudio Magris ad Antonio Maccanico, dal banchiere Enrico Salza all’attuale ad di Generali Giovanni Perissinotto. Una giornata di studi che è stata l’occasione per annunciare l’istituzione al Sant’Anna di una «Cattedra Alfonso Desiata». Sarà assegnata annualmente a un eminente studioso, pescando nei migliori centri universitari e scientifici internazionali, perché diventi un punto di riferimento per le tematiche dell’economia, del management e della finanza delle assicurazioni.
 Insomma, un luogo di formazione alto che non tradisca la storia di Desiata, uomo che detestava le parole e amava la razionalità, che era ossessionato dall’idea di sprecare tempo prezioso. Metodico, odiava infatti il disordine non necessario che toglie al pensiero tempo utile per navigare in quel disordine che aspetta ancora di essere compreso. Questo era il suo approccio alle cose, risultato, in particolare, della passione per i matematici della prima metà del millennio passato, dal pisano Leonardo Fibonacci all’aretino Luca Pacioli, che l’avevano convinto dell’importanza di sintetizzare i concetti in pochi numeri piuttosto che in tante parole. Disse in un’intervista al «Sole 24 ore» nell’aprile 2005: «Da noi perfino su argomenti marginali c’è l’abitudine a intervenire magari per un’ora di seguito. Ma in un’ora si affrontano i problemi del mondo e della vita!».
 Forti della sua lezione, tutti i partecipanti al dibattito hanno rispettato questo culto della sintesi. Ma hanno voluto testimoniare altri due insegnamenti di Desiata: l’invito a tenere sempre la schiena diritta e il senso di responsabilità che l’uomo delle istituzioni deve avere. Due principi, si è ricordato, che gli costarono probabilmente il posto da presidente di Generali e lo costrinsero a tacere per difendere comunque il prestigio del Leone di Trieste.
- Roberto Bernabò