ARCHIVIO il Tirreno dal 1997

Napoleone ucciso dal cancro e non dal veleno

 PARIGI. Dopo quasi 186 anni uno studio scentifico statunitense ha scagionato i carcerieri britannici dalla calunnia di aver avvelenato con l’arsenico Napoleone Bonaparte: l’Empeureur morì il 5 maggio 1821 a Sant’Elena perché aveva un tumore allo stomaco, sviluppo terminale di un’ulcera pilorica causata probabilmente dal terribile rancio militare francese.
 E’ quanto sostiene una ricerca pubblicata sul numero di questo mese del “Journal of Gastroenterology e Hepatology” del gruppo Nature. Gli autori dello studio, un’equipe di medici legali dell’Università di Dallas, hanno confermato il risultato dell’autopsia effettuata dal medico personale di Bonaparte, l’italiano Francesco Antommarchi, che aveva trovato un tumore di 10 centimetri nella parete inferiore dello stomaco. I ricercatori sono giunti a questa conclusione dopo aver ricostruito l’anamnesi clinica di Napoleone, i precedenti della famiglia Bonaparte, e aver comparato i risultati con quelli di 135 pazienti affetti da cancro allo stomaco.
 I patologi Usa hanno giustificato la presenza di arsenico nei capelli di Napoleone, scoperta nel 1961 e che confermò apparentemente i sospetti dei francesi, con la presenza del veleno nelle tappezzerie in uso all’epoca nella casa dove era prigioniero degli inglesi.
 Ad aggravare la situazione generale potrebbe aver contribuito anche la dieta militare dell’imperatore fatta di «cibo sotto sale, carne eccessivamente cotta e lo scarso consumo di frutta e vegetali», si legge nella ricerca. I risultati dell’autopsia lasciano anche intendere che le condizioni di Napoleone erano disperate e difficilmente si sarebbe potuto salvare anche con le cure più moderne.