L'arena Edison, l'opera lirica e quel racconto di Indro Montanelli


L'e-mail di un ricercatore - Giacomo De Mori - mi fa scoprire un nome della Fucecchio dell'opera lirica e m'impone d'approfondire. Mi porta anche a ricercare alcune notizie, fornitemi una vita fa, da un appassionato qual era Ornato Brucci, che merita un capitolo a sé. Nello stesso tempo, mi fa ricordare un racconto di Indro Montanelli, "L'Opera all'Arena", incluso in "Gente qualunque" e che ho trovato a sé, d'estate, su una bancarella. in un libretto illustrato, destinato alla scuola, edizioni Cartedit, anno 2000, collana "I racconti del castello senza tempo". Il nome è quello di Manlio Mazza, compositore e direttore d'orchestra. Nel 1929 diresse alcune opere all'Arena Edison. Ed è sicuro che salì sul podio per dirigere altre opere al Teatro Pacini (non conosciamo gli anni), orgoglio di Fucecchio - la sua inaugurazione risale alla prima metà dell'Ottocento con l'anteprima dell'opera "Saffo", presente l'autore Giovanni Pacini, siciliano dimorante a Pescia.. L'Arena Edison - mi chiede Giacomo De Mori - esiste sempre? No, è la risposta. L'Arena Edison delle opere liriche era "costruita", ogni estate, all'ingresso di piazza Montanelli, dalla parte di via Landini Marchiani. In pratica, tra il lato interno del Teatro Pacini e gli edifici dove si trovano alcuni negozi (i "Due Mori", per intendersi) e parte della caserma dei carabinieri. Manlio Mazza arrivò a Fucecchio già famoso. La fama gli derivava dal film "Cabiria" (1914), diretto da Giovanni Pastrone. Film di successo anche, se non soprattutto, per la partecipazione di Gabriele d'Annunzio come autore della sceneggiatura (tratta da un'opera di Tito Livio), della scenografia e delle didascalie (il cinema era muto). Mazza era l'autore della colonna sonora, che a ogni proiezione doveva essere eseguita dal vivo da musicisti locali. Soltanto una parte non era sua, ma del suo maestro Ildebrando Pizzetti. Il quale s'era limitato a musicare la sequenza dei sacrifici umani al dio Moloch, definita memorabile dai critici d'ogni tempo. Il resto, lo aveva lasciato all'allievo che non aveva demeritato. Anzi. Una curiosità. La partitura originale, recuperata dopo un lavoro di anni, ora è conservata al Museo del Cinema di Torino. Non è dato sapere che opere Mazza diresse a Fucecchio. A novembre, nei giorni della fiera, il Teatro Pacini si vestiva a nuovo. Platea, palchetti e loggione affollati. Dagli appunti di Ornato Brucci posso trarre alcune informazioni attendibili sulle stagioni liriche a Fucecchio.
Al Teatro Pacini, è del 1900 la rappresentazione di "Ernani" di Verdi. Nel 1901 sempre Verdi con "Luisa Miller". Nel 1903, "Lucrezia Borgia" di Donizetti. Dell'anno successivo è "La forza del destino" di Verdi, e di quello di poi "Il Trovatore" di Verdi. Nel 1906, "Elisir d'amore" di Donizetti. Nel 1907, "Faust" di Gounod. Nel 1909, "I puritani" di Bellini. Eppoi "Tosca" di Puccini. Tanto per dare un'idea. Ma nel 1915, il Teatro Pacini entra in crisi. Ha bisogno di restauri importanti e i soldi non ci sono. Passeranno anni prima della sua riapertura. Ma i fucecchiesi non possono rinunciare all'opera. E subentrano le stagioni dell'Arena Edison. Iniziano nel 1923 con il "Don Pasquale" di Donizetti. Si mette ancor più in evidenza il coro locale diretto da Savino Lotti. Arrivano cantanti da tutt'Italia, che soggiornano all'Albergo Corona, in piazza Montanelli, sopra le "Cinque Porte".
A loro si aggiungono, graditissimi, il baritono Giuseppe Montanelli e la soprano Alina Galeotti, ambedue fucecchiesi. Montanelli e la Galeotti cantano insieme nell' "Andrea Chénier" di Giordano e nella "Forza del destino" di Verdi. Se ne parla per settimane. "Per la loro stagione estiva d'opera - scrive Indro Montanelli - i fucecchiesi si mettevano a risparmiare sin dall'autunno dell'anno prima". Fucecchio era "un grande banco di prova" per i cantanti. Se avevi successo a Fucecchio, potevi puntare a mete più alte. Perché i fucecchiesi se ne intendevano, d'opera. Annota Indro Montanelli: "Fucecchio è l'anticamera di Milano, ma bisogna passarci un esame difficile, non si vuole il rimorso e l'onta di una successiva bocciatura".

Riccardo Cardellicchio