Nell'inferno di un carcere venezuelano

PIEVE A NIEVOLE. All'inferno e ritorno. L'incubo di Osvaldo Vincenzo Capini, pensionato di 77 anni, originario di Pieve a Nievole, ma da anni senza fissa dimora, arrestato nel febbraio 2005 in Venezuela con 12 chili di cocaina nella valigia, è finito con la libertà condizionale concessa dal giudice per motivi di salute dopo che il pensionato era stato condannato a 10 anni di reclusione per traffico internazionale di sostanze stupefacenti.
Per un anno e dieci mesi l'anziano è stato detenuto nel penitenziario di Los Teques, uno dei più violenti del continente.
Alla sua età era l'ospite più anziano del carcere. Ora è tornato in libertà. Ma nessun familiare era ad aspettarlo fuori dalla prigione. Né lo accoglierà in Italia.
Della sua drammatica esperienza erano a conoscenza solo i figli e le rispettive famiglie. Una storia anonima, come tante, che ha avuto un lieto fine, arrivata a conclusione di un'esistenza travagliata che lo aveva già portato in carcere, anche se in Italia.
Osvaldo Vincenzo Capini non è uno stinco di santo e da anni la moglie e i due figli non ne vogliono più sapere di lui e dei suoi giri architettati per tirare a campare.
Il suo è un nome noto anche alla giustizia italiana: nel 1994 venne condannato a tre anni di reclusione e 30 milioni di lire di multa dal tribunale di Milano per traffico di sostanze stupefacenti. La guardia di finanza lo aveva arrestato il 27 ottobre 1992 su un treno della Ginevra-Milano, mentre era appena rientrato dal Brasile, dopo averlo trovato in possesso di oltre due chili di cocaina.
Stavolta l'anziano era arrivato dal Perù all'aeroporto di Maiquetìa dove fu fermato per una serie di controlli che fecero saltare fuori la partita di cocaina.
Al giudice disse che nella valigia, consegnatagli da un conoscente, pensava ci fossero delle pietre preziose. «Mi hanno messo in mezzo, mi hanno imbrogliato» ripeteva disperato e in lacrime in carcere a padre Leonardo, il religioso che lo andava a trovare e che gli è stato vicino durante la detenzione.
Solo e senza parlare una parola di spagnolo Capini è stato difeso, gratuitamente, da due avvocatesse che hanno invocato l'età avanzata e le precarie condizioni di salute del detenuto per farlo uscire da una delle peggiori galere del Sudamerica. Dopo quasi due anni ci sono riuscite.
Del suo caso, salito alla ribalta dopo un reportage della Voce d'Italia, giornale italo-venezuelano, ripreso anche dal settimanale italiano Diario, si sono occupati in questi mesi la deputata italo-venezuelana Marisa Bafile, l'Ambasciata d'Italia, la console Mirta Gentile e in ultimo, in ordine di tempo, anche il vice-ministro Franco Danieli che, durante la sua prima visita in Venezuela, due settimane fa, ha ricordato il caso alle autorità venezuelane. Il pensionato che in vecchiaia è accusato di essere diventato un corriere della droga per ora resta in Venezuela.