martedì 09.02.2010 ore 20.01

ARCHIVIO il Tirreno dal 1997

Mafalda di Savoia, principessa nel lager

 ROMA. Un grande sforzo fisico, emozioni profonde culminate in un pianto a dirotto mentre recitava nelle baracche del lager allestite con precisione iperrealista: Stefania Rocca dà il suo volto a Mafalda di Savoia, fiction in due puntate in onda su Canale 5 martedì e mercoledì prossimi. Il titolo intero è “Mafalda di Savoia, il coraggio di una principessa”, una storia vera tratta dalle pagine della nostra storia recente. Una sfida non solo per la protagonista ma anche per la rete che propone la tragedia di una principessa molto lontana dalle favole e che trascorrerà l’ultima parte della sua vita nel lager di Buchenwald, trovando la morte nel 1944 in seguito al bombardamento degli alleati agli impianti industriali contigui al lager.  Nel cast anche Clotilde Courau, moglie di Emanuele Filiberto che interpreta Giovanna di Savoia, e Amanda Sandrelli. Stefania Rocca racconta cosa ha provato in questo ruolo e come avverte il personaggio di Mafalda. «All’inizio - racconta - non ne sapevo molto. Poi a poco a poco mi ha incuriosito e mi sono convinta di avere di fronte una donna tutta da scoprire. Mafalda era sì una principessa, ma soprattutto si dimostrava capace di non cedere di fronte ai suoi sentimenti, era testarda, caparbia e insieme dolce. Un personaggio a tutto tondo. Anche quando era una ragazzina, appena ventenne, già manifestava il suo carattere ostinato e determinato. Una figura moderna perchè lei è stata in grado di andare oltre gli schematismi sociali, le rigidità, le imposizioni dovute al suo status».  Un punto, questo, su cui Stefania insiste molto perchè la vita di una principessa è tutt’altro che facile: persino l’icona di tutte le principesse televisive, Sissy aveva le sue grane di corte e, nella vita reale, si è mostrata un personaggio molto più complesso rispetto alle romantiche rappresentazioni sullo schermo. Vittime dell’etichetta e dei rigidi ingranaggi dei palazzi reali, la stessa lady D., definita la’principessa triste’, che perse la vita nel tunnel dell’Alma a Parigi, o Soraya, depressa e sola prima di morire a 69 anni. «La vita delle principesse - dice l’attrice - si dipana tra doveri e restrizioni e restare se stesse, conservare il proprio carattere e i propri sogni è difficile, i matrimoni sono imposti e sono troppe le regole da osservare. Mafalda ha invece seguito il proprio cuore e ha scelto l’amore, decidendo di sposare Filippo D’Assia Kassel nonostante il re d’Italia Vittorio Emanuele III non fosse favorevole alle nozze». Al contrario di molte principesse, sottolinea, lei la sua vita l’ha sempre tenuta saldamente in mano. Ed è questo tratto di Mafalda ad affascinarla particolarmente: «Siamo entrambe davvero testarde». Un matrimonio felice per Mafalda, poi la svolta tragica, l’internamento e la morte, quella che ha maggiormente provato Stefania: «Sembrava tutto vero, le baracche, il lager. Ho iniziato a provare un’angoscia fortissima che mi ha preso al cuore e, alla fine, sono scoppiata a piangere. Nonostante noi siamo abituati a leggere dei campi di concentramento, devo dire che recitando riesci a farti un’idea tutta diversa e vivi intensamente un’esperienza tremenda. Sul set, le guardie mi dovevano strattonare e spintonare e alla fine non volevo essere più toccata».  «Ora capisco meglio - prosegue Stefania - quanti hanno perso la ragione, sprofondando nella follia». In più bisognava inquadrare Mafalda nel complesso periodo storico che viveva: «Lei sentiva interamente la responsabilità, dell’orrore del padre ma contemporaneamente era in preda a un grave senso di abbandono». «In questa fiction - conclude - c’è un grande sforzo, quello rendere il personaggio di Mafalda per quello che era veramente, da un lato restando legati ai fatti e, dall’altro, conferendole quella profondità emotiva che le apparteneva. Insomma, nè una santa, ne un’eroina, ma una donna».

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