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Ma chi ha lasciato la Quercia è rimasto nel centrosinistra

 PIOMBINO. Il dibattito sugli addii in casa Ds di personaggi di spicco con tutte le polemiche che ne sono seguite, vive oggi una puntata significativa con l’intervento del segretario della Federazione Ds, Matteo Tortolini.
 L’addio di ex dirigenti. «Mi pare che ora ciascuno di loro - dice Tortolini - si collochi sempre nel centrosinistra, in più la nostra gente ci dice di stare insieme e non di litigare. Vorrà dire che nelle reciproche differenze ci misureremo insieme per far crescere il centrosinistra anche in zona».
 Il disagio nei Ds. «Se ci sono disagi - dice il segretario della Quercia - ne prendo atto e li rispetto, naturalmente li metto insieme a quanti mostrano entusiasmo nuovo e poi vedo che il saldo è ampiamente positivo. Tuttavia non voglio accontentarmi e promuoverò una discussione pubblica. Anche perché sulla scarsa apertura dei Ds mi pare che parlino i fatti. Negli ultimi dieci anni hanno assunto ruoli di responsabilità donne e uomini quasi sempre al di sotto dei 40 anni se non sotto i 30. Dove sta l’oligarchia?»
 I Ds e una polemica feroce. «Essendo la forza più grande è evidente che ci siano passioni e attenzioni maggiori - sostiene Tortolini - Questa la vedo come una responsabilità, comunque ritengo che questa discussione sia durata troppo e con contenuti discutibili, tutta autoreferenziale».
 Politica e potere economico. «Quella della scarsa autonomia è un accusa pesante, infondata, per certi versi calunniosa - dice il segretario Ds - In questo anno cito quattro esempi: rapporto con l’industria, Piano strutturale, Rimigliano e Cave di Campiglia, dove insieme agli altri alleati abbiamo guidato come sempre una linea, su cui stiamo ancora discutendo, ma rivolta al supremo interesse pubblico. Questi sono fatti e non chiacchiere o teoremi».
 Le accuse di Mazza. «Non vorrei polemizzare - dice Tortolini - lo stalinismo lo lascio a chi lo ha conosciuto meglio di me. Sull’arroganza, di Giusy ricordo quando io, il segretario della sezione di S.Vincenzo e il sindaco di S.Vincenzo andammo qualche mese fa a casa sua a chiederle se voleva tornare a dare un contributo al partito e lei pose condizioni estranee a problemi di democrazia interna».
 L’esigenza di partecipazione. «Questa questione - dice il segretario della Quercia - va affrontata in modo serio e non con versetti locali se non localistici e personali. Prima i partiti racchiudevano la totalità delle espressioni della società, oggi ci sono i partiti ma anche molte altre espressioni civiche che sono una ricchezza. Su questo occorre lavorare, creare un ponte tra i partiti e un arcipelago variegato dove vi sono talvolta posizioni inconciliabili ma che richiedono voglia di partecipare e dall’altro allargare le forme di rappresentanza. Ci stiamo lavorando con la creazione di un Forum sul sociale e della sanità, sul mondo delle imprese, stiamo affrontando la questione di un coordinamento dei lavoratori nei luoghi di lavoro, un rapporto nuovo con le associazioni».
  I progetti della Quercia. «Credo che alla discussioni di queste settimane - conclude Tortolini - occorra rispondere con l’apertura e non con la chiusura. Io vedo posizioni viziate dal culto della verità assoluta e che non condivido tuttavia sento il bisogno di interloquire avendo da ascoltare ma anche da dire qualcosa. Quando vedo i tanti giovani e meno giovani che si sono iscritti ai Ds e che sono meno rumorosi di qualche altro che sente il bisogno di allontanarsi, penso che si faccia un servizio a loro se si pratica la discussione e se si dà il senso di un’etica laica nel rapporto tra le persone e la politica, se si spiega che al fondo siamo tutti di passaggio. Per questo organizzerò una riunione della direzione della Federazione aperta dove mi premurerò di invitare ex iscritti e simpatizzanti che negli anni scorsi si sono allontanati dal partito. Il tema sarà la partecipazione, rapporto tra partiti e società e il governo del territorio. Inoltre vorrei porre serenamente una questione di etica politica e cioè come si sta in un partito quando si hanno incarichi pubblici e politici e quali sono le forme di contributo nel momento in cui non se ne hanno più. E’ questa la vera questione di cui discutere».