Opere d'arte di valore rubate o maltrattate


GROSSETO. C'è chi si è ripreso le opere e chi non ha fatto in tempo perché già trafugate. È l'ennesimo capitolo del patrimonio pubblico grossetano a rischio dissipazione. Si chiama Donazione Celtracon: 145 opere d'arte (tra quadri, sculture, bozzetti e studi) regalate al Comune dieci anni fa in occasione della rassegna omonima. C'è già chi, deluso dalla pessima accoglienza, si è ripreso le opere, dopo aver visto in che condizioni erano state tenute, e c'è anche chi ci ha provato, ma non le ha più trovate; erano già sparite (rubate). Non sono pochi spiccioli; si parla di una donazione che vale qualche centinaio di migliaia di euro.
Opere di artisti più o meno noti, alcune di livello internazionale e donate alla città di Grosseto nel ‘95-‘96 dopo la mostra Celtracon, a condizione che se ne trovasse collocazione adeguata. Poiché collocazione mai c'è stata, quadri e sculture sono tuttora sparsi qua e là per uffici comunali (quando va bene), o in condizioni indecenti, corridoi e giardini di musei quando va male. Il coordinatore della mostra, Nino Migliori, ha più volte minacciato di riprendersi le opere. Altri l'hanno fatto davvero.
La mostra.La storia risale al ‘96 e si trascina fino a oggi. Ideata dal gruppo fotografico Contrasto e coordinata da Nino Migliori (grazie anche all'associazione Binary Digit e all'attività di ricerca svolta da Eliana Princi e Anna Mazzanti, allieve della scuola di specializzazione di Siena del professor Crispolti), la rassegna Celtracon si legò all'idea di costituire in città una Galleria d'arte moderna, la cui raccolta permanente sarebbe stata integrata dalle opere (donate al Comune) degli artisti che partecipavano all'evento. Dal giugno 1995 al gennaio 1996, il Cassero senese - come è documentato nel volume "Arte e politica culturale a Grosseto nella prima metà del ‘900" di Mauro Papa - ospita tre mostre da cui nasce la parola "Celtracon": "CELebrazioni" (mostra d'arte contemporanea con 50 artisti internazionali), "TRAsparenze" (mostra internazionale di fotografia progettata da Contrasto) e "CONfronti" (mostra di artisti grossetani). In occasione delle tre esposizioni, molti autori donarono al Comune una o più opere. Mark Aspinall, Vasco Bendini, Mirella Bentivoglio, Bruno Conte, Giosetta Fioroni, Mario Nanni, Paolo Pasotto, Velda Ponti, Sergio Vacchi, William Xerra, Valeriano Trebbiani, Carlo Cremaschi, Francesco Brunetti e Nanda Vigo. E poi ancora: Ottmar Kiefer, Rosa Foschi e Luca Maria Patella. In occasione dell'ultima esposizione, anche il celebre artista Daniel Spoerri donò una sua opera: "Senza titolo" (stampa 78x170 cm).
La donazione.Con delibera del 19 settembre 1996 il Comune di Grosseto accettò e ufficializzò la donazione di 145 opere (la maggior parte bozzetti e studi, ma anche dipinti e sculture monumentali) da parte degli artisti. La delibera è consultabile in un faldone dell'ufficio cultura, fascicolo "Donazione Celtracon". Per l'occasione venne redatto un elenco preciso delle opere donate, leggendo il quale emerge un panorama deprimente. Oggi queste opere non sono solo disperse per uffici e magazzini, ma molte sono andate perdute (e sono passati solo dieci anni). Il celebre pittore Mario Nanni, che proprio quest'anno ha vinto il premio alla carriera a Suzzara, e il cui pannello "Ippografia dell'immaginario" è da anni abbandonato per terra presso l'assessorato al turismo (i dipendenti ci attaccavano le circolari sopra con le puntine e lo scotch), si è già ripreso due sue opere. La scultrice Mirta Carroli si è ripresa la sua opera in ferro "Pegaso e la luna", alta tre metri. Ma se altri importanti artisti, che avevano donato i loro lavori con la promessa che sarebbero stati valorizzati, indispettiti dal comportamento dell'amministrazione comunale venissero a riprendersi le loro opere, rischierebbero di non trovarle. Dov'è il dipinto di Giuseppe Gagliardi? E l'acrilico su plexiglass (largo ben 4 metri) "L'invenzione dei sogni" di Candida Ferrari? E la scultura in ferro e mattoni di Franz Stahler? La tecnica mista su tela (4 metri per 2) "Piccole avanguardie" di Carlo Cremaschi? E il bozzetto su compensato (cm.40x40) di William Xerra? Dov'è finita la scultura di Adriano Avanzolini? E le opere che sono state catalogate nel 2001 sono ancora reperibili? C'è qualche funzionario del Comune che si assume la responsabilità della loro conservazione? Nessuno. Decine di bozzetti di valore sono disposti lungo i corridoi degli assessorati, alla mercé di tutti. E ci si domanda se sia possibile garantire sulla sicurezza di quei bozzetti o di opere di alto valore economico come i dipinti di Sergio Vacchi, Vasco Bendini, Mirella Bentivoglio e Bruno Conte, o le stampe di Valeriano Trubbiani, Daniel Spoerri e Luca Maria Patella, o i disegni di Giosetta Fiorioni e Emilio Isgrò. Se Spoerri (oggi nell'ufficio cultura) è l'artista più celebre, lo stesso Bendini ("La giostra dell'ippotoro", cm 190x200) è stimabile sui 20-30mila euro o anche più. Per tutta la donazione (il valore dei singoli pezzi, ovviamente, varia da autore a autore) siamo nell'ordine di diverse centinaia di migliaia di euro. Da segnalare Mirella Bentivoglio, nata a Klagenfurt nel ‘22 e artista-icona dell'arte concettuale, o Giosetta Fioroni. Molti quadri, oggi nell'ufficio cultura, sono stati fatti incorniciare solo di recente. A parte il famigerato Nanni, c'è una bella scultura di Aspinall che da anni sta in posizione "provvisoria" nel giardino dell'ex Museo di storia naturale di via Mazzini.
Da anni, insomma, il Comune mette a grave rischio un patrimonio avuto in dono, guardandosi bene dal tutelare una preziosa collezione che è già di proprietà dei cittadini. I quali, fino a oggi, hanno avuto l'unico torto di non sapere che esiste.

Elisabetta Giorgi