«Soldati Onu uccisero i due parà» Dopo 13 anni le rivelazioni del Sismi

CARRARA.Somalia, la sera del 15 settembre 1993 al porto nuovo di Mogadiscio. Nella base delle forze Onu impegnate nell'operazione Restor Hope, i militari riposano dopo una giornata di tensioni. All'improvviso una sparatoria. A terra restano due soldati italiani: Giorgio Righetti, ventenne di Marina di Carrara, paracadutista della Folgore; e Rossano Visioli, anch'egli di 20 anni, di Casalmaggiore, Cremona. «Uccisi da cecchini somali», secondo la versione ufficiale. Stavano facendo jogging sulla banchina del porto, non erano in divisa ma in tuta, ed erano disarmati» racconta alla stampa di tutto il mondo il generale Bruno Zoldan.
Oggi, 13 anni dopo, la versione ufficiale, ripetuta financo nella motivazione che accompagna la medaglia d'oro alla memoria dei due ragazzi, mostra delle crepe. I due parà non sarebbero stati uccisi da cecchini somali ma da militari che, come loro, indossavano il casco blu dell'Onu. Da fuoco amico, cioè. E, forse, non si trattò di un incidente. Ma di un atto volontario.
Questa la nuova versione delineata in un articolo apparso sul Venerdì di Repubblica. Il servizio cita l'esito dell'inchiesta sul caso avviata della procura della Repubblica di Roma, diretta dal pubblico ministero Franco Ionta e condotta dalla Digos. Interrogati dal pm, i due parà scampati all'agguato riferiscono di avere avuto dubbi sulla dinamica dei fatti ai loro superiori, anche al generale Carmine Fiore, responsabile della missione Ibis 2. «Ci fu detto di non raccontare nulla. Era un ordine», dicono i due.
Non solo. Citiamo ancora il magazine di Repubblica: il generale Cesare Pucci, a quell'epoca capo del Sismi ascoltato il 9 marzo 2005 dalla commissione parlamentare d'inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin «racconta che i due militari furono uccisi da forze Onu "Per sbaglio? No, volontariamente". Il perché, non lo dice».
Sulla versione ufficiale ha molti dubbi - e non da oggi - anche la mamma di Giorgio Righetti. La signora Maria Figueroa non crede, in particolare, al fatto che Giorgio e i suoi commilitoni fossero a fare footing. «Alcuni giorni prima di essere ucciso, il 7 settembre, Giorgio spedì una lettera al fratello maggiore Sandro. La lettera arrivò dopo la tragedia. In un passaggio diceva così: "ci sparano addosso a tutte le ore. Ogni volta che rientro in branda sono contento di avere riportato il c... a casa". Vi pare che in una situazione del genere Giorgio se ne andasse in tuta a fare jogging di sera?»
Mamma Maria dice anche altro: «Nei mesi successivi alla morte di Giorgio incontrai decine e decine di militari: commilitoni, amici, superiori di mio figlio. E tra questi, ho un ricordo molto vago lo ammetto, ci fu anche chi mi parlò che, forse, Giorgio e il suo compagno avevano visto o erano venuti a sapere qualcosa su un traffico d'armi... ripeto una cosa vaga, non so quanto fondata...».