Il soldato Ingles vuole restare


LIVORNO. Di questi tempi, a parte gli attori delle magnifiche otto impegnate nei playoff, per i protagonisti del nostro basket il passaggio dai palloni a spicchi agli scatoloni per traslochi può rivelarsi molto naturale. Se poi il giocatore in questione è Nelson Ingles, uno abituato a maneggiare con cura qualsiasi possesso anche quando è sul parquet, la metamorfosi diventa davvero facile. Il play nato a Zarate, è uno degli ultimi del basket Livorno a fare le valigie. Nelly ha fatto tappa a Rimini per godersi un po' di mare e salutare i vecchi amici conosciuti nel corso della sua precedente militanza presso la località vacanziera sull'Adriatico. Solo oggi poi salirà sull'aereo che lo riporterà a riabbracciare la terra natale.
Appena in tempo per raccogliere il suo personale bilancio della stagione 2005-2006. «In molti ci hanno fatto i complimenti. "Avete fatto i miracoli" è stata la frase più ricorrente: siamo riusciti a smentire chi ci inseriva come i candidati numero uno alla retrocessione». Ingles sottolinea l'impresa con orgoglio ed altrettanta riconoscenza: «La fortuna è stata quella di avere a disposizione un gruppo composto innanzitutto da grandi persone - evidenzia l'argentino naturalizzato -. Abbiamo attraversato momenti difficili, nove sconfitte su 10 gare e voci di mercato incontrollate. Eppure non abbiamo mai avuto discussioni violente. Gli ostacoli ci hanno solo rafforzato, mai diviso».
L'ennesima permanenza nella massima serie è una sorta di scudetto del collettivo amaranto. «Già, perché malgrado tutto abbiamo espresso un buon gioco - tiene a ricordare Nelly - Peccato per i risultati negativi. Comunque la pazienza ci ha premiati, i punti per il traguardo sono arrivati».
Ok l'esaltazione del corporativismo, fisiologica per un soldato ligio al dovere come lui, ma anche i meriti personali esigono una citazione. All'esordio in A dopo la gavetta di 3 stagioni al piano di sotto, il numero 12 ha chiuso parentesi collezionando buone cifre e sempre maggiori consensi, nonstante sia entrato solo 3 volte in starting five e sia stato praticamente sempre presente (33 gettoni su 34 disponibili, superato nel premio fedeltà solo per colpa dell'infortunio pre trasferta di Milano). 5.2 di valutazione con 13.6' di presenza in media (high di 22' toccato contro Fortitudo e Cantù), l'apporto di Ingles è divenuto indispensabile quando le sue caratteristiche da ragioniere sono divenute complementari a quelle di Porta anche nei piani di coach Moretti. «Ho amato Livorno in tutti i suoi aspetti - è la lusinga - In primis, ho tenuto testa in un torneo con un gioco più atletico, più veloce, contro avversari più talentuosi: pian piano mi sono ambientato e sento di aver vinto la mia scommessa». Un'esperienza positiva che Ingles vorrebbe rivivere subito. Per cercare di riavvolgere il nastro già a luglio prossimo però, occorre prima sbrogliare il nodo economico e societario. «È davvero un peccato che in città si debba lottare puntualmente ogni anno sul filo del rasoio. Sono situazioni spiacevoli, che alla lunga fanno disamorare la gente. Invece, se solo ci fosse la possibilità di allestire un team da metà classifica, gli spettatori nel palasport migliore d'Italia salirebbero da 5 ad almeno 7 mila».
Idee chiare per un eventuale futuro, rigorosamente ancora in amaranto. «Livorno a parte, è prematuro parlare dei prossimi impegni - si congeda Ingles - Ora penso solo a godermi le vacanze. Gli anni scorsi sono sempre riuscito a tornare a casa almeno a dicembre».
Ok, Nelly l'operaio si è più che guadagnato la sua pagnotta. Con la speranza che il suo non sia un Adios definitivo ma soltanto un Hasta la vista. E la Victoria. Siempre: specie a Livorno, anche quando si parla di una salvezza mica tanto semplice, specialmente in questo periodo dell'anno quando non sono solo i giocatori a cambiare aria e anche la società di via Pera diventa un oggetto da maneggiare con cura ma solo per evitare l'ennesimo tragico trasloco annunciato.
Intanto, ieri sera, Moretti ha ricevuto a Treviso il premio Fair play prima della partita tra Benetton e Armani.

Andrea Puccini