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E ORA IL PARTITO DEMOCRATICO

Il voto del 9 e 10 aprile ha chiarito che deve ora aprirsi una discussione di fondo tra le forze di centrosinistra, in particolare tra DS e Margherita sui programmi futuri e sulla necessità fisiologica, che riteniamo indispensabile e vitale, di fare e di proporre il Partito Democratico come la forza politica portante e centrale del presente e del futuro dell’Unione. A tale riguardo sonmo necessarie però alcune brevi riflessioni.


Mai più differenze
 Il Partito Democratico deve nascere dalla esigenza di costruzione di un percorso politico fatto di assonanze e di consensi comuni tra le forze politiche di centro e di sinistra, ma che dovrà affrontare e risolvere differenze e disomogeneità ancora presenti, trattandosi di un’alleanza tra soggetti politici diversi per storia, cultura e tradizioni.
 Non deve essere nemmeno un crogiolo di entità diverse in tutto, pronte a dividersi quando il fine comune è divaricante, ma dovrà diventare una osmosi di pensieri, azioni, percorsi e intenti comuni che si dovranno fondere in un unico modo di pensare e intendere la politica, e quindi la programmazione di una società migliore. DS e Margherita sono portatrici di valori e di esperienze vissute importanti e diversificate che è opportuno mantenere come dote da cui attingere e che rappresentano il valore aggiunto della nuova espressione politica.
 Il Partito Democratico dovrà essere portatore di valori saldi come solidarietà, tolleranza e propensione per il sociale più debole, cioè il contrario dell’egoismo sociale, dell’intolleranza e della grande superficialità economica che sono state finora le caratteristiche peculiari e dominanti del centro destra italiano.
 Le grandi lobby che hanno appoggiato in campagna elettorale Berlusconi e il centro destra saranno ancor di più, dopo la sconfitta, attente ad approfittare di ogni indecisione e divisione dell’Ulivo e più in generale dell’Unione allo scopo di ribaltare l’esito elettorale.
 Oggi i lavoratori non hanno più diritti e sono costretti a subire lavori sempre più precari e sottopagati; i pensionati faticano a sopravvivere; i giovani sono stati privati di ogni prospettiva futura. Per queste ragioni occorre un centro sinistra forte e autoritario e, all’interno di questo, un partito che possa raccogliere un ampio consenso che gli permetta di diventare motore del cambiamento sociale e culturale: questo non può che essere il Partito Democratico.
 Solo con questo forte punto di riferimento sarà possibile affrontare e vincere le sfide del lavoro, dell’economia, del sociale e dei mercati globali che finora ci hanno visto soccombere in Europa e nel Mondo.


Evitare i vecchi errori
 Insomma, dobbiamo proporre all’Italia un modello di società antitetico a quello berlusconiano, il modello rappresentato e proposto dal centro sinistra e da Romano Prodi.
 Occorre però non cadere negli errori del passato, quando per egoismo singolo e di partito il percorso dell’unità non è mai decollato veramente: l’Italia cadrebbe di nuovo e definitivamente nelle mani dei barbari di centro destra senza più alcuna speranza di risollevarsi e di dire al mondo che ci siamo anche noi, un grande popolo unito e coeso.
Dott. Ernesto Manfredi La Margherita, Massa