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Affari e urbanistica, al via il processo

 PORTOFERRAIO. Potrebbe limitarsi a un’udienza di smistamento che ne fisserà il calendario, ma questa mattina a Livorno, a 22 mesi dagli arresti che lasciarono attonita l’isola, inizia il processo ai 10 imputati nell’inchiesta su urbanistica e affari. Nello scomodo ruolo di accusati, i principali protagonisti sono coloro che finirono in carcere: gli architetti Nicola Ageno e Sandra Maltinti; l’ex assessore Alberto Fratti; gli imprenditori Tiziano Nocentini e il cognato Marco Regano. A giudizio per il caso Ghiaie, l’ex presidente della commissione Demanio, Annalisa Di Pede, l’ex segretaria del Comune, Annunziata Fusco, gli imprenditori Giuseppe ed Enrico Cioni.
 Il decimo imputato è Angelo Nenzi, fabbro, per il quale nelle fasi precedenti era atteso il proscioglimento, ma il giudice per le indagini preliminari, Marisa Sammarco, decise il rinvio anche per lui, probabilmente ritenendo che un’inchiesta così complessa e articolata non poteva essere risolta con un’udienza preliminare.
 Uscito di scena il 3 febbraio 2005 l’ex sindaco, Giovanni Ageno, ucciso da un infarto.
Le accuse  Per gli imputati che finirono in carcere i reati contestati vanno dalla promozione o dalla partecipazione ad associazione per delinquere finalizzata o meno al voto di scambio, dal peculato alla corruzione, dalla tentata violenza privata (Maltinti) alla concussione.
«Una lobby illegale»  Nei giorni convulsi degli arresti, dopo mesi di colpi di scena che nel settembre dell’anno prima erano culminati persino nel sequestro dell’ufficio urbanistica del Comune, irruppe sui giornali l’ordinanza del Tribunale del riesame, a cui si erano rivolti i difensori di Nocentini, Regano e Maltinti per chiederne la loro scarcerazione; richiesta accolta solo per Regano, che i giudici non ritenevano estraneo alla «lobby illegale», ma con un ruolo «ancillare» rispetto agli altri due.
 L’ordinanza del Riesame rese possibile la sommaria ricostruzione del complesso quadro accusatorio, incentrato tutto sul Regolamento urbanistico, sul Piano del Porto e il Piano del commercio sulla base di un’inchiesta partita dalla trasformazione in un supermercato del capannone Pacaelmo alle Antiche Saline.
 Proprio intorno a questi strumenti urbanistici, secondo l’accusa, si era costituito il «sodalizio criminoso» con lo scopo di «piegare gli interessi pubblici a quelli al soldo dell’associazione», una «lobby illegale» che si sarebbe insediata nel Comune di Portoferraio riuscendo a determinare le scelte pubbliche «calibrandole» sugli interessi imprenditoriali di Nocentini, che nell’ordinanza veniva definito «il vero sindaco ombra», capace di inserire nella giunta Ageno un «dipendente» in «sua mano», Alberto Fratti. In questa ricostruzione, all’architetto Maltinti veniva attribuito il ruolo di braccio esecutivo del sodalizio; all’architetto Nicola Ageno, figlio del sindaco, quello di «progettista di fiducia» di Nocentini, imprenditore che in una telefonata intercettata, si legge ancora in quell’ordinanza, diceva di pagare «più del dovuto», secondo i giudici perché il contatto professionale permetteva all’imprenditore di muoversi in anticipo nell’acquisto di terreni e licenze commerciali, per «formare e orientale le scelte politiche» e «battere la concorrenza». Convinzioni rafforzate da un’email trovata sul computer sequestrato a Nocentini, il quale aveva scritto a tal Costantini che per le Antiche Saline erano stati «costretti a convincere l’amministrazione comunale a modificare il Pip di detta zona eliminando naturalmente alcuni vincoli e a questo punto i famosi 1000 mq che tra l’altro sono di proprietà Conad, oggi sono liberi da ogni vincolo e Conad potrebbe disporre a suo piacimento...». File e intercettazioni che il Riesame definì «troppo probanti» per contestare la «realtà» dell’associazione criminale.
 Spetta ora al processo che inizia oggi a Livorno stabilire se le accuse sono vere.