05 aprile 2006 —
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Piombino
PORTOFERRAIO. Potrebbe limitarsi a unudienza di smistamento che ne fisserà il calendario, ma questa mattina a Livorno, a 22 mesi dagli arresti che lasciarono attonita lisola, inizia il processo ai 10 imputati nellinchiesta su urbanistica e affari. Nello scomodo ruolo di accusati, i principali protagonisti sono coloro che finirono in carcere: gli architetti Nicola Ageno e Sandra Maltinti; lex assessore Alberto Fratti; gli imprenditori Tiziano Nocentini e il cognato Marco Regano. A giudizio per il caso Ghiaie, lex presidente della commissione Demanio, Annalisa Di Pede, lex segretaria del Comune, Annunziata Fusco, gli imprenditori Giuseppe ed Enrico Cioni.
Il decimo imputato è Angelo Nenzi, fabbro, per il quale nelle fasi precedenti era atteso il proscioglimento, ma il giudice per le indagini preliminari, Marisa Sammarco, decise il rinvio anche per lui, probabilmente ritenendo che uninchiesta così complessa e articolata non poteva essere risolta con unudienza preliminare.
Uscito di scena il 3 febbraio 2005 lex sindaco, Giovanni Ageno, ucciso da un infarto.
Le accuse Per gli imputati che finirono in carcere i reati contestati vanno dalla promozione o dalla partecipazione ad associazione per delinquere finalizzata o meno al voto di scambio, dal peculato alla corruzione, dalla tentata violenza privata (Maltinti) alla concussione.
«Una lobby illegale» Nei giorni convulsi degli arresti, dopo mesi di colpi di scena che nel settembre dellanno prima erano culminati persino nel sequestro dellufficio urbanistica del Comune, irruppe sui giornali lordinanza del Tribunale del riesame, a cui si erano rivolti i difensori di Nocentini, Regano e Maltinti per chiederne la loro scarcerazione; richiesta accolta solo per Regano, che i giudici non ritenevano estraneo alla «lobby illegale», ma con un ruolo «ancillare» rispetto agli altri due.
Lordinanza del Riesame rese possibile la sommaria ricostruzione del complesso quadro accusatorio, incentrato tutto sul Regolamento urbanistico, sul Piano del Porto e il Piano del commercio sulla base di uninchiesta partita dalla trasformazione in un supermercato del capannone Pacaelmo alle Antiche Saline.
Proprio intorno a questi strumenti urbanistici, secondo laccusa, si era costituito il «sodalizio criminoso» con lo scopo di «piegare gli interessi pubblici a quelli al soldo dellassociazione», una «lobby illegale» che si sarebbe insediata nel Comune di Portoferraio riuscendo a determinare le scelte pubbliche «calibrandole» sugli interessi imprenditoriali di Nocentini, che nellordinanza veniva definito «il vero sindaco ombra», capace di inserire nella giunta Ageno un «dipendente» in «sua mano», Alberto Fratti. In questa ricostruzione, allarchitetto Maltinti veniva attribuito il ruolo di braccio esecutivo del sodalizio; allarchitetto Nicola Ageno, figlio del sindaco, quello di «progettista di fiducia» di Nocentini, imprenditore che in una telefonata intercettata, si legge ancora in quellordinanza, diceva di pagare «più del dovuto», secondo i giudici perché il contatto professionale permetteva allimprenditore di muoversi in anticipo nellacquisto di terreni e licenze commerciali, per «formare e orientale le scelte politiche» e «battere la concorrenza». Convinzioni rafforzate da unemail trovata sul computer sequestrato a Nocentini, il quale aveva scritto a tal Costantini che per le Antiche Saline erano stati «costretti a convincere lamministrazione comunale a modificare il Pip di detta zona eliminando naturalmente alcuni vincoli e a questo punto i famosi 1000 mq che tra laltro sono di proprietà Conad, oggi sono liberi da ogni vincolo e Conad potrebbe disporre a suo piacimento...». File e intercettazioni che il Riesame definì «troppo probanti» per contestare la «realtà» dellassociazione criminale.
Spetta ora al processo che inizia oggi a Livorno stabilire se le accuse sono vere.