La vita anonima di Mico Libri, ergastolano a casa

PRATO.Dicono che Domenico Libri sia finito a Prato per caso. Di sicuro l'avvocato Costanza Malerba si trovò a difenderlo d'ufficio quando il boss era detenuto nel carcere di massima sicurezza di Pianosa e da più di otto anni è il suo legale di fiducia. A Prato il primo arrivo di Libri non passò inosservato. Era il settembre del 1997 e il reparto di chirurgia dell'ospedale fu presidiato per giorni da agenti armati di mitraglietta: il boss si doveva operare.
L'anno successivo il giudice del Tribunale di sorveglianza di Firenze decise che le sue condizioni di salute non erano compatibili né col carcere né con un centro clinico penitenziario e lo spedì nella casa di via Guasti. Qui Domenico Libri è rimasto per oltre due anni, fino al dicembre del 2000, quando vennero ad arrestarlo su ordine del Tribunale di Reggio Calabria che aveva ripristinato la custodia in carcere. A rimandarlo a casa, poco dopo, ci pensò il giudice di sorveglianza di Messina, sempre per gravi motivi di salute. Ma nell'aprile del 2002 vennero di nuovo a prenderlo in via Guasti perché era diventata definitiva la condanna per il processo Olimpia 2. Anche stavolta un collegio di periti nominati dal Tribunale di Reggio lo giudicò troppo malato (problemi cardiaci). Nel frattempo lo stesso Tribunale gli fece sequestrare beni per 4 milioni di euro (una società, cinque terreni e vari conti correnti). L'ultima parola sulle sue condizioni di salute l'ha detta lo scorso luglio il giudice di sorveglianza di Firenze, che ha prorogato la detenzione domiciliare fino al 2009. Facile dunque che Mico Libri torni prima o poi a Prato, dove evidentemente si trova bene.
P.N.