PISA. Stasera alle 21,30, presso la facoltà di Medicina in via Roma 55, si svolgerà un incontro sulla RU486 e si parlerà anche di sessualità, maternità, legge 194 sullinterruzione volontaria di gravidanza, la condizione femminile di oggi e autodeterminazione della donna. Interverrà il prof. Genazzani, direttore della scuola di specializzazione in ginecologia e Ostetricia.
Inoltre interverranno la dottoressa Bora dellistituto di antropologia filosofica alla Normale e la dottoressa Scuola Pellecchia, dellistituto di diritto privato delluniversità di Pisa.
«La legge 194 del 1978 (Norme per la tutela sociale della maternità esullinterruzione volontaria della gravidanza) - si legge in una nota del Collettivo di Medicina - auspica chiaramente lapossibilità di rendere lIvg sempre meno invasiva e rischiosa. Nel 2005 lorganizzazione Mondiale della Sanità ha inserito la RU486 nella lista dei farmaci essenziali, per offrire unalternativa al metodo chirurgico. Lintroduzione del metodo farmacologico di Ivg in alcuni ospedali italiani però, invece di essere accolta come una forma di progresso scientifico e civile, è stata bersagliata da polemiche finalizzate a minare alla base il contenuto stesso della legge. Nonostante la legge 194 risalga a quasi trentanni fa e nonostante il responso referendario labbia ulteriormente legittimata e rafforzata, quella dellinterruzione volontaria di gravidanza non è ancora una possibilità pienamente riconosciuta».
«Viene anzi messa continuamente in discussione. Crediamo che le valutazioni in merito alla Ivg e alle relative tecniche spettino invece ai soggetti realmente coinvolti, cioè la donna e il suo medico. Il metodo farmacologico e quello chirurgico sono diversi da vari puntidi vista: hanno delle specificità che, a seconda della situazione, rendono consigliabile luno piuttosto che laltro. Per la donna è una garanzia sapere che il medico può valutare qualè per lei il metodo più sicuro ed di maggior efficacia relativamenteallo stadio della gravidanza».