14 ottobre 2005 —
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Cecina
POMARANCE. «La finanziaria che ha proposto il governo è inaccettabile». Lo dice lUncem (Unione nazionale Comuni comunità enti montani) e lo sottoscrive la Comunità montana dellAlta Valdicecina. Lente presieduto da Francesco Gherardini in una nota va giù pesante contro lesecutivo, i toni e i temi sono gli stessi che hanno usato Unione e Anci in questi giorni. «Ci troviamo di fronte a un decreto tagliaspese - aggiunge lente - che inciderà in settori chiave come il sociale, il trasporto pubblico, lemergenza abitativa, la scuola e non ultimo lambiente».
«Per le zone montane - sostengono a Pomarance - i piccoli Comuni e le Comunità montane siamo davanti a un taglio che si ripercuoterà sugli organi vitali degli enti stessi con il rischio di mettere veramente in crisi il sistema, intaccando profondamente il welfare. La manovra avrà una ripercussione pesante sulla vita dei cittadini soprattutto quelli che si trovano nelle aree montane e più disagiate. La finanziaria 2006 continua in modo perentorio a colpire la montagna e il suo sistema. Nelle ultime tre finanziarie 2002-2005 cè stato un taglio netto del fondo della montagna, delle risorse per lassociazionismo sovracomunale e per il Sistema informativo montagna (Sim), oltre ai tagli verso i piccoli comuni compresa la riduzione del fondo perequativo previsto dalla Costituzione».
«Nella nuova finanziaria le detrazioni nei confronti degli enti locali superano il 6,8% previsto - continua la Comunità della Valdicecina - colpendo i Comuni sotto i 5000 abitanti, in gran parte montani, per i quali è impossibile qualsiasi manovra di recupero tramite laggravamento dellIci, per loro finanziariamente inconsistente, o con laumento delle tariffe dei servizi, anchesse finanziariamente inconsistenti. Il Fondo per investimenti, utilizzato per l80% dei piccoli Comuni è a rischio azzeramento (da 165 milioni è passato a 105 e poi a zero)».
E ancora: «Il fondo di investimento destinato ai Comuni sotto 3000 abitanti è passato da 112 a 50 milioni. La capacità di indebitamento, è passata dal 25% al 12% delle entrate relative ai primi tre titoli, colpendo soprattutto la capacità di investimento dei piccoli Comuni, quasi tutti montani, perché hanno minori margini di manovra nella leva fiscale. Per quanto riguarda le Comunità montane la situazione è grave. Se da un lato è confermata lesclusione dal patto di stabilità per quelle sotto 50.000 abitanti e i tagli previsti sono al pari di quelli dei comuni, dallaltro è da mettere in conto che le comunità montane sono enti di finanza derivata (vale a dire senza entrate proprie) per cui la situazione è davvero pesante. È previsto lazzeramento del fondo nazionale della montagna, che avrebbe contribuito al finanziamento dei piani di sviluppo delle Comunità montane. Non sono più previste risorse per il fondo per lassociazionismo sovracomunale, per le unioni dei comuni e per le funzioni associate delle Comunità montane. Non sono previste risorse per continuare lo sviluppo del Sim e quindi la società dellinformazione in montagna. Non è previsto nessun meccanismo con la Cassa depositi e prestiti per finanziare investimenti in montagna».
Vinicio Bibbiani