Boni e Niccolai, gemelli per sempre


MONTECATINI. Quella volta - l'unica - che Mario fu convocato in nazionale e, all'inno di Mameli, Andrea lo prese per mano, d'istinto. Quella volta che Mario fu squalificato per doping e nessuno gli credeva ma Andrea sì. Quelle volte che facevano l'aeroplano, come i fratelli Petrovic. Quella volta che Treviso sfidò Salonicco in Korac e i montecatinesi andarono a vederli "giocare contro", imbarazzati come i bambini a cui chiedi se vogliono bene più al babbo o alla mamma. Quella volta - tre mesi fa - che Andrea telefonò a Mario e gli disse: «Torna, anche se altre squadre possono pagarti di più. Giocheremo insieme e ci divertiremo».
Mario Boni, 42 anni, e Andrea Niccolai, 37, per Montecatini sono come Mancini e Vialli per la Samp; è come se Mancini e Vialli fossero tornati a giocare insieme a Genova. Stasera a Novara il duo si ricompone.
In fondo, hanno solo vent'anni. La prima partita ufficiale insieme l'hanno giocata il 6 ottobre 1985, a Montecatini. Era la prima giornata della serie B, la Panapesca batté lo Jadran per 82-68: Boni 28 punti, Niccolai idem. Il primo campionato da gemelli finì con la promozione in B1, con i primi passi azzurri di Niccolai e con l'esplosione di Boni, capocannoniere e primo rimbalzista del torneo.
Nessuno credeva in Boni, fuori da Montecatini. Scartato nei provini dai (presunti) talent-scout, mal utilizzato da semiprofessionista, è stato sempre marchiato come un atleta senza futuro. La B1, l'A2 e l'A1, in sequenza, sembravano troppo per lui: invece le ha domate e dominate. «Boni non ha dimensione europea»: è finito in Grecia e ha vinto Korac e Coppa. «Boni è finito, è stato un bene liberarsene»: lo disse una lungimirante minoranza montecatinese, quando Mario emigrò a Salonicco. Sono passati dieci anni e lui è ancora in campo, spesso il migliore di tutti; e ha portato in A1 altri tre club. Minoranza a parte, Montecatini in Mario Boni vede un alfiere. Con lui in campo, la gente pensa: «Non partiamo battuti».
La sua carriera è una corsa sulle montagne russe. Tra vittorie e duelli, spuntano anche delusioni: l'indifferenza dei grandi club; l'esclusione dal giro azzurro, anche quando i Ct hanno convocato alternative imparagonabili; e due sofferti casi doping, uno ancora discusso, l'altro smontato dopo pochi giorni.
Bizzoso, trash-talker, irriverente, in campo non conosce il silenzio ma neppure la rassegnazione. Gioca ogni pallone come se fosse l'ultimo della sua vita e ogni partita come se da lei dipendesse il futuro del mondo. Non si arrende. Mai.
Anche Niccolai è un eroe. Per due volte Montecatini è stata sull'orlo di chiudere con il basket e lui si è dato da fare, in modo determinante, per trovare risorse economiche e coordinare imprenditori che potessero rilanciare il club che riassume mezzo secolo di tradizione cittadina. Ma, talvolta nascosti da questi meriti "parasocietari", ci sono i meriti sportivi: un talento di cifra elevatissima, uno scudetto, una Coppa Italia, una lunga storia in nazionale, le promozioni in A1, le migliaia di punti segnati. E un incredibile canestro da fondo campo, all'ultimo secondo, che nel 1987 portò Montecatini in serie A.
Le parabole di questi due uomini hanno seguito traiettorie diverse vivendo crisi e trionfi. Come giocatori sono cambiati. Niccolai, che era atleticamente esplosivo e tatticamente acerbo, oggi ha ceduto qualche punto in reattività ma è un abile lettore della difesa avversaria. Non è sempre continuo in attacco, ma è decisivo: se la vostra vita dipendesse dall'esito un tiro, un tiro soltanto, passare la palla ad Andrea Niccolai sarebbe una buona idea. Boni oggi è meno martellante da tre punti e va a rimbalzo più con la posizione che da vero saltatore. Ma in compenso seleziona i tiri e inquadra le debolezze del suo marcatore come se avesse uno scanner. È un punitore.
Mario ha preso moglie, ha un figlio di 6 anni e ama il giardinaggio, Andrea è fidanzato e si appassiona di arte contemporanea. Mario cerca le sicurezze; Andrea insegue le motivazioni. Mario ha comprato casa a Montecatini da anni; Andrea è cittadino del mondo ma tornerà sempre. Mario va a letto presto perché il bambino, a scuola, ce lo porta anche lui. Andrea con gli amici parla anche fino all'alba. Gemelli eterozigoti: ala e guardia, uno laconico e l'altro logorroico. Sono nati per stare insieme.
Per gli analisti l'Agricola Gloria Montecatini è da zona salvezza: ha un'età media da reparto geriatrico. Ma a Montecatini, dove omini over 60 vanno a cena con 18enni uzbeke e dove ogni quarantenne è tuttora più "figlio" dei genitori che "padre" dei suoi bimbi, c'è sempre spazio per una provocazione. «Abbiamo due americani, un playmaker, più Boni e Niccolai. Provate a marcarci».
Poi c'è una canzone. È di Jovanotti, un altro che ha cominciato negli anni '80 ed è cambiato «tanto tanto tanto». «Qual è il tuo aspetto? Meno sereno di un tempo, ma non per questo stanco». Ecco, Mario e Andrea sono meno sereni di quel 1985, quando pensavano solo a vincere e segnare. Ma non si sono ancora stancati.

Fabrizio Brancoli