03 ottobre 2005 —
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sezione: Pistoia
PISTOIA. Il comparto moda, e con esso tessile e calzaturiero, non è maturo, ha ancora un futuro; certo, occorre procedere ad una ristrutturazione delle aziende investendo in tecnologia, ma la concorrenza con i paesi dalla manodopera a basso costo non può strangolarlo perché il made in Italy ha ancora margini di manovra. Lo ha detto sabato a Palazzo dei vescovi, alla tavola rotonda della Cisl che ha concluso la due giorni di studio sulleconomia locale, Ambrogio Brenna, assessore regionale alle attività produttive.
Un appuntamento importante che ha fatto il punto della situazione nella nostra provincia, partendo dalla fotografia estremamente nitida che ha fatto Mario Tuci, segretario provinciale della Cisl. «Oggi finalmente - ha detto Tuci - abbiamo uno strumento, voluto in maniera forte dalla Cisl: losservatorio che comprende Camera di commercio, enti locali, luniversità, Provincia, associazioni di categoria di industriali e artigiani, commercianti, settore dellagricoltura e da alcuni giorni la Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia. Losservatorio può essere un valido aiuto se indirizzato nel giusto verso: monitorare cioè la situazione pistoiese e dare indicazioni alle aziende su come si articolerà il mercato. E un ruolo importante sarà anche quello delluniversità, chiamata a studiare il modello pistoiese». Poi un appello alla Toscana: «Alla Regione - ha aggiunto Tuci - chiediamo di radicarsi di più sul territorio, analizzando le situazioni di rischio prima che diventino critiche».
Tra i settori economici presi in considerazione dalla tavola rotonda, il tessile suscita sicuramente un grande interesse. «Il problema - ha detto il professor Andrea Paci - è che nel comparto del tessile e calzaturiero fino allarrivo delleuro abbiamo giocato con le nostre regole e questo non lo possiamo più fare. Saremo ancora presenti in tutti e due i settori che sono la nostra eccellenza, ma solo migliorando il sistema produttivo». Dopo la Cina ci sarà sempre una nuova Cina e quindi lItalia dovrà fare sempre i conti con una dura concorrenza. «Occorre cambiare - ha detto Paci - il portafoglio produttivo del Paese sfidando le incertezze, e diversificando la produzione».
Ma attenzione, ha ammonito Brenna, non è tutta colpa della Cina, ci sono ritardi nel sistema Paese. E poi a livello internazionale la crisi non cè mentre lItalia continua ad andare giù. E lindustria locale non aiuta la ripresa: piccolo non è più bello.
Ma se il sistema Paese è arretrato, a livello locale si cercano risposte. Il varo dellOsservatorio è il primo passo ma «con la certezza che le risorse vengano investite nella maniera giusta», ha osservato Rinaldo Incerpi, presidente di Camera di commercio. Anche nel sistema locale, tuttavia non sono rose e fiori. Nessuno da tempo, ha ricordato Tuci, investe a Pistoia. «Non solo, cè perfino chi contrasta linsediamento sul nostro territorio di aziende quotate in borsa», ha ricordato Giovanni Romiti riferendosi alla vicenda Marr-Bottegone. Il problema, semmai, è capire dove vanno a finire i soldi.
Pistoia, però, non è solo tessile. Qui cè anche una delle più grandi aziende pubbliche italiane, AnsaldoBreda che fino a pochi anni fa, ha ricordato Carlo Stilli, direttore di Assindustria, ha potuto lavorare in un mercato protetto: Ora non è più così e questo vale anche per lindotto pistoiese della Breda.
Eppure Andrea Paci era stato chiarissimo: se del futuro del ferrotranviario non si parla a Pistoia, lItalia perde questo treno. «Occorre che da qui parta un progetto di respiro internazionale - ha proposto- sul modello franco-britannico del trasporto aereo; la Regione e il credito sono interessati?».
Brenna ha parlato della necessità di sapere se il trasporto rimarrà il core-business di Finmeccanica, rimandando a Trenitalia la responsabilità dellacquisto dei treni. Ma su quello che molti considerano uno sgarbo, nemmeno un accenno.
A.V.