L'Empoli cala un altro asso da tre punti: Pozzi

EMPOLI. Provate a scordarvi campo, pali e pallone; immaginate Mario Somma vestito col frac scuro. Da prestigiatore, insomma. Ed eccolo, il tecnico azzurro, estrarre dal cilindro un altro coniglio magico. O, se preferite, un asso dalla manica. Era successo mercoledì scorso, con Tavano, è capitato di nuovo ieri, con Nicola Pozzi. Un semi-esordiente di 19 anni, insomma, che entra, prende un colpo pesante alla caviglia, si rialza e decide uno scontro salvezza che fino a quel momento era stato segnato più dalla necessità di non perdere - delle due squadre - che dalla voglia di vincere.
E sono tre punti d'oro, di platino, quelli che la testolina del ragazzo di Romagna porta in dote. Consentono all'Empoli di allungare sulla zona rossa, di lavorare con ritrovata fiducia e di affrontare le prossime due partite da brividi, a Palermo e poi con la Roma, con un pizzico di serenità.
Però quella contro il Lecce, di partita, è tutt'altro che bella. Interessante dal punto di vista tattico, questo sì, ma disputata a ritmi sempre bassi e con due formazioni interessate soprattutto a non prestare il fianco agli avversari. Somma se la gioca con il nuovo modulo, il 4-3-1-2, e con il nuovo atteggiamento, quello più coperto. Gregucci, invece, se la gioca come può, visto che con Vucinic a casa deve costruire l'annunciato 4-3-2-1 su un Konan evanescente. Anche l'Empoli, però, non ingrana. Le tre gare in otto giorni e l'ultimo sussulto d'estate si fanno sentire sulle gambe, la paura di vanificare il successo di mercoledì nella testa. Il Lecce, poi, è messo ancora peggio e sceglie di appiccicarsi addosso agli azzurri senza rischiare nulla.
In un contesto del genere, bloccato, serve l'estro, la fantasia. Ma l'uomo più dotato di queste armi, Vannucchi, è in campo senza nerbo. Non sta bene, il genietto azzurro, e non riesce ad approfittare della libertà di cui gode zompettando allegramente, e in solitudine, fra le linee. Ledesma, infatti, non lo segue e ci sarebbe il margine per diventare devastante. Il meccanismo è quello giusto, insomma, ma senza l'innesco succede poco o niente. Così la gara si trascina stancamente fra un tiro alto di Marianini (al 6') e una punizione fuori misura di Almiron (al 14'). Gli azzurri s'affidano spesso al lancio per la testa di Riganò, ma raramente riescono a calibrare bene il drop. Al 28' ci riesce Buscé, nella prima delle sue azioni di sfondamento sulla destra: mister-sponda c'arriva, in tuffo, e insacca. Peccato che il segnalinee Ayroldi gli strozzi in gol l'urlo di gioia: è fuorigioco. L'Empoli non morde, insomma, ma in compenso trova grande compattezza dietro, dove Coda torna a svettare e il difensore aggiunto Lucchini aiuta molto. Ai salentini, così, rimane la soluzione del tiro dalla lunga (largo quelo di Pinardi al 32') e poco altro. La Somma-band, invece, piazza qualche strappo ogni tanto e al 38' occorre un miracolo di Sicignano per dire no al sinistro di Tavano imbeccato dalla solita capocciata di Riganò. Due minuti più tardi, però, è addirittura la traversa a salvare l'Empoli sull'unica vera conclusione del Lecce: una punizione dal limite (fallo di Pratali su Konan) concessa dall'incerto esordiente Pantana dopo che non era stata ravvisata un'irregolarità su Vannucchi dall'altra parte del campo.
E' tempo di intervallo, però, ed è il quarto d'ora di Somma. Quello delle invenzioni del tecnico, che lascia fuori Vannucchi e Tavano rimpiazzandoli con Moro (che va a fare il mediano con Almiron che si alza sulla trequarti) e il man-of-the-match Pozzi. All'inizio, comunque, la musica non cambia affatto. L'Empoli controlla il Lecce senza affanni e cerca di accelerare quando può e quando deve. Succede al 9', ad esempio, con Sicignano costretto all'uscita disperata per chiudere un triangolo acrobatico Riganò-Pozzi-Riganò. Poi, al 20', l'episodio decisivo. Pozzi, che 30" prima aveva rimediato un colpo tremendo alla caviglia sinistra, recupera palla a centrocampo e invita Buscé nel suo pezzo forte: lo sprint. Il compagno lo accontenta, sfonda a destra e centra per lo stesso Pozzi che trova lo spazio a centroarea, lo stacco per arrivare al pallone e l'angolo per inchiodare Sicignano.
Il ragazzo che zoppica, dunque, fa centro. Cinque minuti dopo, però, si arrende al dolore e lascia il posto a Serafini. Con un centrocampista in più, Somma disegna un 4-3-2-1 (con il neo-entrato e Almiron in appoggio a Riganò) che diventa 4-1-4-1 in fase di non possesso. E' costretto ad abbassare il baricentro della squadra, soffre un po' ma rischia zero (anche per la crescita di un Coda tornato super). Almeno fino all'assalto finale, quando prima Konan (dopo che Pellé ha ostacolaro, al limite del regolamento, Berti in un'uscita alta) non trova la porta (è il 41'), poi Pellé vanifica lo spunto di Valdes su Bonetto incornando fuori da due passi (è il 43'). Al 46', invece, è proprio Bonetto a salvare su Pellé lanciato verso Berti e su un successivo tiro fuori di Moro (48') passano i titoli di coda. Ed è un bel finale per l'Empoli. Per Gregucci, invece, profuma (per ora solo quello...) di esonero.