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One Comm, audizione mancata

 PIOMBINO. I manager della One Comm, Enrico Giuliano e Gian Andrea Tavecchia, ieri non si sono presentati davanti al giudice della Corte dei Conti di Firenze Paolo Crea. Avrebbero avuto la possibilità di presentare le loro controdeduzioni alle accuse contenute nel voluminoso dossier messo insieme dagli uomini delle Guardia di finanza sull’attività della fabbrica di telefonini di Montegemoli, ma non lo hanno fatto.
 L’audizione di ieri non era pubblica, difficile dunque conoscere le determinazioni prese dal giudice, che potrebbe anche far scattare un sequestro cautelativo dei beni personali dei due dirigenti One Comm. La Corte dei Conti si pone infatti l’obiettivo di recuperare 6milioni e 197mila euro (12 miliardi di lire) che l’ex Spi (ora Sviluppo Italia) ha erogato in varie fasi alla società che avrebbe dovuto produrre 30 mila telefonini al mese occupando 200 persone.
 Obiettivo mai raggiunto, com’è noto. La One Comm chiuse in battenti nei primi mesi del 2001. La Guardia di finanza di Piombino stava già indagando da tempo sull’attività dei due manager, imbattendosi in scoperte sempre più clamorose.
 L’investimento della One Comm doveva infatti essere di 16,7 miliardi di lire. La società intascò prima un contributo a fondo perduto dello Spi di 3,7 miliardi, poi altri 7,4 miliardi da restituire in tre anni.
 Ma dove sono andati a finire quei soldi? Solo uno dei macchinari era stato acquistato di seconda mano, gli altri presi a leasing. Inoltre c’è il mistero sconcertante di un software, che sarebbe costato oltre 8 miliardi di lire, ma poi valutato pochi milioni. Le fatture dei fornitori? Emesse da due aziende svizzere che facevano capo ai due dirigenti One Comm, mentre il pacchetto di maggioranza era nelle salde mani di una società lussemburghese. Tutto il materiale accumulato dalla Finanza ha consentito alla procura di Roma di aprire a carico di Giuliano e Tavecchia un’indagine, non ancora conclusa, per truffa aggravata, malversazione e contrabbando.
 Ma in tutta l’amara vicenda One Comm pesa anche un altro interrogativo. Com’è possibile che lo Spi non abbia esercitato un adeguato controllo? Tra gli indagati dalla Corte dei Conti c’è anche un perito dello Spi, il cui ruolo nella vicenda è tutto da chiarire. L’erogazione dei fondi è stata in ogni caso sospesa solo nel novembre del 2001, quando ormai a Montegemoli non c’era più neanche l’insegna della fabbrica.
 Sviluppo Italia sostiene ancora la validità delle valutazioni fatte nel 1997, quando fu avviata l’istruttoria per i finanziamenti. Il mercato dei telefonini - dicono a Sviluppo Italia - era in piena espansione. Giuliano e Tavecchia si presentarono con un progetto innovativo, anche se ad alto rischio, vantando a loro credito la presenza nel settore con una società di accessori per cellulari. Dove è finito quel credito è sotto gli occhi di tutti: un capannone vuoto e una società fantasma.
G.P.