Il mito dei butteri rivive nella realtà e nel cinema

ALBERESE.Dedicato ai pionieri della Maremma vera. S'intitola "Si ruba con gli occhi", e sono 70 minuti di docufilm i cui protagonisti sono una natura incontaminata, la doma del puledro e sette meravigliosi butteri che, sul grande schermo, si raccontano tra realismo e nostalgico lirismo.
Due di loro - Armido Maggiotto e Mario Petrucci - oggi non ci sono più, ma delicatamente sopravvivono in pellicola, per quel miracolo dell'arte che sovrasta il tempo. È così che la Maremma più sincera - quella vissuta, combattuta sul campo polveroso e assolato del Parco della Maremma - è stata immortalata dieci anni fa dal cinema di Miriam Pucitta, giovane regista italo-svizzera, classe ‘64 e autrice di un documentario che sarà riproposto stasera alle 21,30 nella piazza di Alberese. La proiezione di "Si ruba con gli occhi", voluta dalla Circoscrizione 5, dalla Polisportiva di Alberese e dalla Pro loco Alborensis, cade nella giornata clou della sagra di Ferragosto, che alle 16,30 offre il torneo dei butteri e il rodeo della rosa. Il film, sempre alla presenza della regista, sarà replicato giovedì 18 (a tarda sera, dopo il docufilm "Guerra" di Pippo Delbono) al Parco di Pietra di Roselle, nel corso della manifestazione "Via cava".
Fuori dal tempo è la dimensione di questi guardiani di mandrie, che nel ‘95 colpirono l'immaginazione di Miriam Pucitta al punto da farci un film. Girata a più riprese tra Alberese e Marsiliana, vincitrice del Festival documentario di Monaco di Baviera, l'opera racconta anche in prima persona (per voce dei butteri) questo suggestivo spaccato di storia e natura. Le musiche sono di David Vegni ed Eugenio Bargali, mentre Alessandro Bongi ha composto la colonna sonora.
Ma anche la Pucitta, oggi in Maremma per la proiezione del film, ha una sua storia interessante. «I miei avi venivano dalla Spagna, dove facevano le guardie del papa». E lei, nata a Berna da padre di Pistoia e madre di Belluno, ha studiato a Firenze all'Accademia di Belle Arti. In Alto Adige ha frequentato la scuola di cinematografia "Zelig", ed è partita per Monaco dove ha studiato documentari e girato fiction. Il titolo "Si ruba con gli occhi", ispirato a una frase di Armido Maggiotto, condensa tutta la filosofia del buttero. «Non è un mestiere che s'impara sui banchi di scuola - diceva Armido - ma lo si ruba con gli occhi. Bisogna guardare e lasciarsi del tempo». Oggi gli fa eco Miriam: «È un mestiere che sta scomparendo, ma quando uno è buttero rimane buttero fino alla morte. È come un prete. Anche se si sposa gli rimane dentro qualcosa che porterà tutta la vita».
Elisabetta Giorgi