Luca Polese, l'uomo che vede l'arte fra rottami e rifiuti delle discariche

SAN PIERO.Vedere forme dove gli altri non ne vedono, modellare un pezzo di ferro abbandonato in una discarica, mutare gli scarti della società, con una frase, far nascere un fiore dal letame. Nasce da qui l'arte di Luca Polesi, 43 anni, artista elbano che per le sue opere si nutre di ciò che è considerato superfluo dalla società. Rottami di mezzi meccanici, oggetti abbandonati, rifiuti del consumismo.
Attraverso un processo di mutazione, un oggetto in ferro assemblato magari ad uno scarto di granito, assume una forma nuova e magnetica che Polesi invece di scolpire da un blocco di marmo, crea accostando due pezzi di un lavandino, o i denti di una ruspa che diventano un' "Iguana". Con uno sguardo all'oggetto, la mente dell'artista comincia a viaggiare, fino a quando non arriva l'idea giusta e l'oggetto inanimato non cambia forma prendendone una nuova. Qualcosa del genere era stato fatto dal movimento "Mutoid", gruppo di creativi riciclatori nato negli negli anni'80 in Inghilterra. Ma quando Polesi ha iniziato le sue mutazioni, non sapeva neanche chi fossero le avanguardie inglesi.
«L'idea di lavorare con materiale di riciclo mi è venuta nel 1991 - racconta Polesi. Avevo un dito rotto e non potendo lavorare ero costretto a casa guardavo la tv quando ho visto un servizio su un artista che per realizzare una scultura in un parco aveva utilizzato delle longherine di una teleferica andata in disuso». E da quest'idea, quasi uno spunto, inizia la sperimentizione. Lontano dagli ambienti artistici, o da circoli accademici, Polesi comincia a dar vita alle sue creazioni nella sua casa immersa nella campagna di Marina di Campo, un atelier lontano da centri culturali o da pazze avanguardie metropolitane. I suoi più fidati collaboratori e amici non sono artisti con vestiti stravaganti e capelli spettinati, ma persone comuni. Sono il fabbro Domenico Marchiani e l'elettricista Giovanni Mortula sempre pronti a dare una mano nelle parti tecniche per assemblare pezzi di rubinetti, ruote di bicicletta, flessibili di doccia, dischi della frizione di un camion, tutti materiali di riciclo accuratamente reperiti per lungo tempo nella discarica del Vallone a Marina di Campo. «Lì ho trovato tantissimo materiale - ha spiegato Polesi - cose che a guardarle così non hanno nessun valore. Qualcuno al tempo mi guardava anche in modo strano, diaciamo che era difficile spiegare che cosa facessi».
Ma pian piano sono arrivati i riconoscimenti per la sua arte. Diplomato maestro d'arte all'istituto d'arte di Volterra, all'inizio degli anni 80, nel 1995 la svolta con l'abbandono di tutte le forme artistiche per dedicarsi e sclusivamente alla scultura con la quale ottiene i maggiori riconoscimenti.
«Il mio sogno è di vivere con quello che faccio, con una cifra più o meno vicina alla busta paga da operaio che ho ora - dice Polesi - Non voglio diventare ricco o famoso, né voglio andare via dall'Elba, la mia vita è qui». Per portare avanti la sua arte Polesi lavora nei weekend o la sera se la giornata non è stata troppo pesante. «Quando stai tutto il giorno sotto il sole per fare un muro a sassi la sera è difficile avere la forza». Un lavoro duro, sia in cantiere che a casa, un contatto con la materia che è elemento fondamentale del processo creativo. «E' una fisicità che con in pittura non c'è. Avere il contatto con il ferro, il granito il rame, mi dà forza, ispirazione».
Nel giardino dove ci sono le sue opere gioca spensierata Virginia. «Questa è mia figlia Virginia, la più bella scultura che ho fatto».
C.P.