Finito il restauro dell'antica via Vandelli

VAGLI. Si sono conclusi i lavori di restauro della via Vandelli, iniziati dal parco regionale delle Alpi Apuane nel 2003 e finanziati dal progetto Ape Appennino Parco d'Europa, con cui Unione Europea, ministero dell'ambiente e Regione Toscana hanno inteso promuovere la valorizzazione della catena degli Appennini. Nel programma di finanziamenti che ha coinvolto il parco Apuane insieme ad altri parchi dell'Emilia, i lavori di restauro del tratto apuano dell'antica via (quello che ancora congiunge Vagli a Resceto passando per il passo della Tambura), hanno previsto una spesa di poco superiore a 360.000 euro.
Costruita nella prima metà del Settecento, la via Vandelli ebbe il compito di collegare direttamente le città di Modena e Massa, evitando di attraversare i territori amministrati dallo Stato di Lucca. La via superava due catene montuose, l'Appennino e le Apuane, e si sviluppava complessivamente per oltre 140 chilometri. Il tratto apuano, tra tutti il più impervio, ebbe da subito scarsa fortuna e fu presto abbandonato da cavalli e carrozze. Per la sua ripidezza fu impossibile trasformarlo o adeguarlo in una moderna strada carrabile come invece è accaduto per altre antiche vie. Per questo ha mantenuto immutate, seppur frammentarie, molte delle caratteristiche costruttive originarie.
La ricostruzione delle murature in pietra a secco con cui era fatta buona parte dell'antica via, ha impegnato parecchio le maestranze e gli addetti ai lavori.
Oltre al restauro delle opere stradali, l'intervento complessivo ha previsto anche il recupero e la valorizzazione di alcuni interessanti manufatti costruiti ai margini dell'antica via. I ruderi del Casone di Ripanaia, nel comune di Vagli di Sotto, sulle pendici orientali del monte Sella, ad oltre 1000 metri di quota, sono stati interessati da scavi archeologici e da interventi di consolidamento murario. Il Casone era in origine un grande edificio di quasi 200 mq a due piani, in cui i viandanti in transito sull'impervio tratto apuano della strada ducale trovavano vitto, alloggio e riparo per gli animali a seguito. Inserito in una bellissima cornice paesaggistica può essere giustamente considerato un prototipo dei rifugi d'alta quota. Dagli scavi sono emersi i resti di una architettura di pregio, con un bellissimo pavimento in lastre di marmo bianco, con soglie e portali in marmo cipollino. È ancora presente la prima rampa di una scala marmorea che denota l'importanza dell'edificio e segnala quanto questo di differenziasse dalle umili dimore pastorali del luogo. Gli scavi hanno poi restituito molti e interessanti manufatti ceramici, metallici e vitrei del periodo di vita del Casone, che potranno fornire interessanti notizie sulla cultura materiale dei camminatori apuani di quel tempo. Tra tutte una curiosa anticipazione: numerosi gusci di arselle, rinvenuti in un locale usato probabilmente come cucina, suggeriscono quanto fosse apprezzata, già a quel tempo e in quelle valli, la cucina marinara.
Le opere di restauro, progettate e dirette dagli uffici tecnici del parco coordinati dall'architetto Raffaello Puccini e dal geometra Paolo Amorfini e l'indagine archeologica curata da Lucia Giovannetti saranno oggetto di una prossima pubblicazione che costituirà un primo passo per sviluppare ulteriori indagini nonchè per promuovere attività didattiche aperte alle scuole locali, con l'obiettivo di approfondire e divulgare la conoscenza di questo nostro bellissimo territorio.