ARCHIVIO il Tirreno dal 1997

La truffa dei denti legava Dubai alla Valdera

 PECCIOLI. Sembrava una delle tante segnalazioni che arrivano in una caserma di paese. Ai carabinieri si faceva notare che certi prodotti, venduti agli odontoiatri a prezzi concorrenziali, potevano essere contraffatti. La segnalazione non è finita nel dimenticatoio, i militari della compagnia di San Miniato ci hanno creduto. Insieme al Nas di Livorno hanno lavorato per mesi e ora hanno arrestato sei persone, accusate con ruoli diversi, di avere messo in piedi un’organizzazione per importare da Cina e Medio Oriente prodotti e strumenti per odontoiatri per poi rivenderli sul mercato italiano dopo averli contraffatti, con tanto di etichette false, marchio “Ce” altrettanto fasullo, idem per le confezioni. Tutto preparato in tipografie delle province di Pisa, Lucca e Livorno che avevano rapporti di lavoro con la “Media Dental“, società costituita ad hoc.
 Gli arrestati. Sono state eseguite sei ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale di Pisa, Pietro Murano, su richiesta del pubblico ministero Valeria Marino. In manette sono finiti Fabio Antonelli, 45 anni, di Lajatico, già noto per la vicenda del falso Sassicaia, due piombinesi, Stefano Catteddu, 39 anni, e Gianni Betti, 42 anni, abbastanza noti nella loro città, oltre a marito e moglie, Adonio Ciulli, 56 anni e Renza Donati, 54, e la loro figlia Elisa. Le donne, che preparavano le confezioni taroccate, sono ai domiciliari nella piccola Cedri, sulle colline di Peccioli. Si difendono: dicono di essere state raggirate a loro volta.
 Perquisizioni. Sono state eseguite 30 perquisizioni che hanno portato al sequestrato di 5 locali (magazzini, uffici, in Valdera e a Pisa), di attrezzature per la contraffazione del “packaging” e di circa 120.000 confezioni di amalgame e resine dentarie per otturazioni, adesivo per compositi, materiale per impronte dentali per tre milioni di euro. Le perquisizioni sono state effettuate nelle province di Pisa, Milano, Roma, Livorno, Lucca, Pistoia, Varese, Pesaro e Urbino, Rimini, Asti, Alessandria.
 Da Dubai alla Valdera. Il gruppo, secondo gli inquirenti, operava da circa un anno su gran parte del territorio nazionale, europeo ed in alcuni paesi del Medio Oriente, con basi operative principalmente in Toscana e Dubai.
 Il primo arresto. Il primo a finire in manette, sabato mattina, è stato Catteddu. Era all’aeroporto di Fiumicino e stava per andare in Marocco. Risiedeva per lunghi periodi a Dubai; non è ritenuto la mente dell’organizzazione anche se aveva un ruolo di intermediario. Dopo di lui sono stati fermati gli altri. Per uno degli arrestati è stato impiegato anche l’elicottero dell’Arma. L’indagato era in macchina, in Valdera. I carabinieri, temendo che stesse cercando di far perdere le proprie tracce, lo facevano seguire dall’alto.
 Mezzi usati. Sono stati impiegati circa 100 uomini, due elicotteri, 40 auto veloci.
 Reati contestati. I sei dovranno difendersi dall’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti di truffa e contraffazione ed alterazione dei segni distintivi, allo scopo di importare commercializzare e distribuire sia a ditte operanti nel settore che ad utilizzatori finali (medici odontoiatri), dispositivi medici e strumenti per endodonzia contraffatti e potenzialmente pericolosi per la salute pubblica. In particolare l’organizzazione provvedeva all’approvvigionamento irregolare dei prodotti, mediante l’importazione da paesi esteri extracomunitari (Cina in particolare). La fase due prevedeva la contraffazione in strutture clandestine prive dei requisiti igienico - sanitari. Infine, fase tre, commercializzazione all’ingrosso, fino alla distribuzione “al minuto” di ingenti quantità di tali prodotti per uso odontoiatrico. Inoltre sono accusati di truffa per avere concluso diverse operazioni commerciali sempre per la vendita di questi prodotti apparentemente simili a quelli originali ma di fatto diversi per qualità. Altra accusa è quella di contraffazione ed alterazione dei marchi o segni distintivi di prodotti industriali: per avere materialmente falsificato il confezionamento e le etichette ed il marchio “Ce” dei prodotti.
 Trasporto e falsificazione. I prodotti venivano lavorati per la contraffazione che materialmente consisteva nel rifacimento degli imballaggi, dei relativi foglietti illustrativi e di altro materiale di confezionamento, per renderli il più possibile simili ai prodotti regolarmente in vendita. In qualche caso è stata documentata l’alterazione della data di scadenza. Il prodotto così contraffatto è stato venduto, attraverso diversi canali, fino ad arrivare a medici odontoiatri, che li acquisivano a prezzi concorrenziali, creando di fatto un vero e proprio mercato parallelo per un volume di affari, secondo gli inquirenti, di oltre 5milioni di euro in meno di un anno «con un complesso sistema di investimento degli utili - hanno spiegato il capitano Stanislao Nacca, comandante della compagnia dei carabinieri di San Miniato e il tenente Massimo Minicelli, comandante del Nas di Livorno - conseguiti attraverso anche il passaggio da “paradisi fiscali”». Tutto questo con danni per le aziende operanti nel settore e, soprattutto, «per il cittadino che recandosi dal dentista e pensando che questi impiegasse prodotti in regola, in realtà poteva trovarsi applicati prodotti provenienti dalla Cina, peraltro trasportati, lavorati e stoccati in strutture e con mezzi privi di autorizzazione».
 La conferenza stampa. L’operazione, chiamata “Golden Dental”, è stata illustrata al comando provinciale dei carabinieri: presenti il capitano Nacca, il tenente Minicelli, insieme al tenente colonnello Angelo De Luca, comandante del reparto operativo e al tenente colonnello, Marcello Galenzi del Nas di Roma.
Sabrina Chiellini Altro servizio a pagina 12