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Svelata la truffa dei denti falsi


 PECCIOLI. Importare dalla Cina costa poco, ormai lo sanno tutti. Ma stavolta, oltre al puro business, questa importazione a basso costo rivela una complessa storia di truffa.
 A conclusione di un’indagine dei carabinieri della compagnia di San Miniato e del Nas di Livorno, sei persone sono state arrestate per un traffico internazionale di dispositivi medici per odontoiatri e di strumenti per endodonzie prodotti in Cina e Medio Oriente e rivenduti in Italia, in confezioni contraffatte in laboratori senza requisiti igienico-sanitari, falsificando etichette e marchi “Ce”, rivolgendosi a tipografie delle province di Pisa, Lucca, Livorno.
 Le prime a subire i danni sono state le multinazionali del settore: una ha già presentato denuncia.
 L’operazione ha messo in allerta anche i responsabili delle associazioni del comparto dentale: «E’ in pericolo la salute dei pazienti», dicono in un comunicato, elogiando l’operazione dei carabinieri, rilevando il danno potenziale per i cittadini e sottolineando che occorrerebbe garantire sostegno ai prodotti italiani. «E’ impossibile per l’odontoiatra - insistono le associazioni - capire se quanto sta utilizzando per curare il proprio paziente è il prodotto originale piuttosto che un falso». Occorrono, è la richiesta, «più controlli verso i mandatari, cioè quelli che garantiscono che il prodotto importato da Paesi extracomunitari sia conforme alla legge».
 Secondo l’inchiesta, questo traffico ha consentito alla “Media Dental”, società di Pisa costituita ad hoc, di avere un volume di affari di 5 milioni, solo nel primo anno di vita. Le intercettazioni telefoniche avrebbero rivelato che l’organizzazione aveva in mente di chiudere, una volta raggiunti i 7 milioni. Ma il “giochino“ è finito prima, anche se la merce, senza alcuna garanzia per la salute dei pazienti, è stata venduta a dentisti di mezza Italia.
 Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal gip del tribunale di Pisa, Pietro Murano, su richiesta del pubblico ministero, Valeria Marino. In manette sono finiti Fabio Antonelli, 45 anni, di Lajatico, già al centro della truffa per il falso Sassicaia; Stefano Catteddu, 39 anni, di Piombino; Gianni Betti, 42 anni, di Piombino, oltre a Adonio Ciulli, 56 anni, la moglie Renza Donati, 54 anni, e la figlia Elisa, residenti a Cedri di Peccioli. Le due donne, che secondo le indagini avevano il compito di confezionare i materiali arrivati dalla Cina, hanno ottenuto gli arresti domiciliari.
 L’operazione si è aperta sabato mattina con l’arresto a Fiumicino di Catteddu, che stava per partire per il Marocco; da quel momento sono state eseguite 30 perquisizioni che hanno portato al sequestro di 5 locali (magazzini, uffici e anche banali garage, 4 in Valdera e uno a Ospedaletto, Pisa), di attrezzature per la contraffazione del “packaging” e di circa 120mila confezioni di amalgame e resine dentarie per otturazioni, adesivo per compositi, materiale per impronte dentali e altri composti per odontoiatri, per circa 3 milioni. Catteddu viveva in pratica a Dubai. Viene indicato come il mediatore che rendeva possibile il “ponte” commerciale tra due paesi, via area e via mare. Il gruppo, stando agli inquirenti, aveva basi operative principalmente in Toscana e negli Emirati Arabi, ai danni di aziende del settore, medici odontoiatri e singoli utenti.
 Le perquisizioni hanno coinvolto persone che hanno avuto rapporti commerciali con i sei e si sono svolte nelle province di Pisa, Milano, Roma, Livorno, Lucca, Pistoia, Varese, Pesaro e Urbino, Rimini, Asti, Alessandria. Gli arrestati sono accusati di associazione per delinquere, finalizzata ai delitti di truffa e contraffazione e alterazione dei segni distintivi, allo scopo di importare, commercializzare e distribuire materiale contraffatto e pericoloso per la salute pubblica. Dovranno rispondere anche di truffa, contraffazione e alterazione dei marchi o segni distintivi di prodotti industriali.
- Sabrina Chiellini