Esce il nuovo libro «La villeggiatura del Borzacchini»

LUCCA.Il 9 giugno torna per la gioia dei suoi aficionados e per un pubblico in continua espansione, specie tra i giovani, Ettore Borzacchini, alias Giorgio Marchetti, già ben noto per il suo dizionario "Il Borzacchini universale" e per il suo galateo (edito da Ponte alle Grazie).
E questa volta non si tratta di satira della lingua e del bon ton, ma di una vera e propria opera enciclopedica, "La villeggiatura del Borzacchini" (sempre edito da Ponte alle Grazie), un palinsesto in cui sono stati raccolti i suoi numerosi scritti sparsi sul tema delle vacanze, delle ferie e della villeggiatura.
Una raccolta che spazia su più registri di satira e di umorismo e che se da un lato è fonte di divertimento e di assoluta, originale comicità, dall'altro è un vero e proprio osservatorio di costume sulle abitudini inveterate e sui comportamenti degli italiani (e non) nel caravanserraglio delle località della vacanza più tradizionale, quella di Viareggio e quella della Versilia, da sempre metafore ideali del villeggiare balneare e dei suoi fasti e nefasti, vizi e virtù.
«Si parla del villeggiare della gente comune - sottolinea Marchetti -, dei suoi intrattenimenti, dei personaggi e delle circostanze che accompagnano le "ferie" intese come categoria dell'esistere ad onta dei richiami delle sirene dei viaggi nei paesi esotici, dei soggiorni nei villaggi-vacanza, delle rischiose escursioni last minute ai margini della civiltà».
Di questo villeggiare Borzacchini ci descrive con la sua prosa fiorita i "resistenti" estremi, quelli con i sandali e i calzini, che alloggiano a mezze dozzine nei monolocali in affitto o nelle ultime pensioni a due stelle, che si trascinan con se tutta la famiglia in un trionfo di canottini, palette e secchielli, scolapasta e suocere a carico; che si cibano alle misere mense degli appensionamenti, o di pizza a taglio e di fritti di paranza, che ancora si sgocciolano il gelato sulle canottiere sudate, che van remando sui patini e sbirciano di sottecchi le virtù mammarie delle femmine da spiaggia.
«A tratti - prosegue Marchetti -, insieme alla vivace ed acuta descrizione dei tipi umani e delle loro gesta, emerge una specie di gradevole malinconia per una tradizione che si sta estinguendo, secondo il costume del grande Monsieur Hulot e dell'intramontabile Giuseppe Novello alla cui memoria il volume è dedicato - il signore di buona famiglia - nonché gli strali non ancora spuntati dei sarcasmi accidiosi alla Giancarlo Fusco dalla postazione inespugnabile dei tavoli dei caffè all'aperto.
Ne escon fuori il memorabile anatema contro l'insalata di riso, il soave lamento sulla fine del costume da bagno, il colto saggio socio economico sull'emancipazione delle natiche, l'impietosa visitazione ai ristorantini tutto pesce, l'elogio dei castelli di sabbia, il ritratto della "leopardata" e i graffiti dei residui stereotipi da spiaggia insieme allo snocciolarsi della compiaciuta noia dei riti del quotidiano vacanziero.
«Insomma un universo - conclude Marchetti -, un affresco a tinte distese ombreggiato da un messaggio- contro in chiave di lettura da vittime consapevoli del consumismo e delle mode, del nuovo conformismo, della globalizzazione degli ultimi presidi della pratica del tempo libero, della vacanza. Della "villeggiatura", come ormai è decaduto anche l'uso di definire la breve, meritata stagione illuminata dal pallido sole di York».