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«Lavoriamo tutti insieme per il rilancio»

 PISTOIA. Sei punti per rilanciare l’economia pistoiese: interventi semplici come far decollare l’Osservatorio per il piano strategico; e obiettivi di lungo periodo, come la crescita della dimensione media delle imprese. Questa la ricetta della Cgil per uscire dalla drammatica crisi attuale, secondo un intervento firmato dal segretario provinciale Daniele Quiriconi.
 La prima parte del documento offre una serie di cifre (vedi riquadro) che fotografano la crisi in atto nell’economia della provincia. Crisi dovuta a fattori internazionali ma anche locali. In quest’ultimo caso sul banco degli accusati finiscono gli imprenditori e la loro scarsa capacità di innovarsi. «In questo - scrive Quiriconi - la Cina non c’entra. D’altra parte sono 15 anni che sappiamo che l’accordo ex Multifibre avrebbe liberalizzato dal 1º gennaio di quest’anno le importazioni dalla Cina e sono 10 anni che come sindacato, sostenuti dalle associazioni artigiane, dall’associazione calzaturieri, ma non da Sistema Moda Italia (l’associazione dell’abbigliamento di Confindustria che nel frattempo ha molto delocalizzato) chiediamo una legge sul “made in”, una certificazione etica, un’informazione compiuta ai consumatori, regole uguali per tutti».
 «Sono anni - continua il segretario Cgil - che, nonostante le quote, la Cina, esporta scarpe a 2 (due) dollari il paio e mette in crisi distretti produttivi a più bassa qualità come Barletta. Forse sarebbe stato utile, invece di creare il mercato del lavoro più precario d’Europa, inseguendo i costi della Romania, con i risultati che i lavoratori e le imprese misurano su stessi tutti i giorni, ci si fosse concentrati sui temi strutturali».
 «Tralascio di parlare - dice ancora Quiriconi - di Terme o di Breda, per la quale, prendiamo nota delle tranquillizzazioni del nuovo a.d. Assereto, tuttavia i giornali ci informano di trattative avanzate di Finmeccanica per vendere tutta Ansaldo (Breda compresa) a Siemens. Alcuni poi, sono intervenuti in questi giorni, dichiarando ormai persi alcuni comparti come il tessile; vorremmo invitare alla prudenza, non solo perché si tratta di teorie già lette a partire dal 1970, ma anche perché un settore che occupa in provincia 10.000 addetti ed in Italia 800.000 è assai difficile da rimpiazzare rapidamente».
 La Cgil invita quindi a «mettere da parte arroccamenti, difese esclusivamente corporative, allegorie simpatiche sui “Piedi Rossi” (dove sono?) che espugnano i fortini nemici, e mettere da parte i tanti che svolgendo troppe parti in commedia, si dichiarano garanti dello sviluppo e della pace sociale e magari grandi registi di operazioni di riassetto dei poteri a Pistoia funzionali solo a loro stessi».
 «Si tratta di fare invece poche, chiare, trasparenti cose:
1) Far decollare presto l’Osservatorio del piano strategico, dotandolo di un autorevole comitato scientifico, il più possibile estraneo alle “beghe” pistoiesi.
2) Politiche di marketing territoriale per attrarre nuove imprese; ad oggi il livello di programmazione delle amministrazioni pare respingente.
3) Sostenere la crescita dimensionale delle imprese.
4) Sostenere le innovazioni di prodotto innalzando la qualità.
5) Ottenere dal sistema bancario, che soffre peraltro degli stessi limiti del sistema industriale, un sostegno adeguato.
6) Garantire un governo unitario alla Camera di commercio».
 «Per far questo - conclude Quiriconi - c’è bisogno di tutti, istituzioni e attori socio-economici, ma soprattutto degli imprenditori che devono tornare, e non è facile, a fare con più fiducia il loro mestiere».