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Salute mentale, fa discutere la proposta di un centro aperto 24 ore al giorno

 LUCCA. Un centro di salute mentale, extraospedaliero, aperto 24 ore su 24: è il progetto che, in via sperimentale, potrebbe veder interessata la nostra Asl nei prossimi mesi. Un’iniziativa che, voluta fortemente dalla Regione, trova anche reazioni che vanno dal perplesso al contrario negli ambienti medici.
 La paura di qualcuno, infatti, è che si crei un nuovo modello di manicomio, di ghetto per i malati mentali.
 A spiegare il progetto è Vito D’Anza, psichiatra al Campo di Marte (e futuro primario a Pescia) e presidente della Consulta toscana salute mentale.
 «La sperimentazione è ancora allo studio, e dovrebbe coinvolgere, oltre a Lucca, altre tre aziendo toscane. La spinta è venuta dalle richieste delle associazioni di familiari di malati mentali, che chiedevano una soluzione al problema degli orari non coperti dal servizio di salute mentale “classico”. Mi riferisco, ad esempio, al sabato pomeriggio, alla domenica o alle ore notturne».
 Se sopraggiunge una crisi in questi periodi, infatti, il rischio è di non poter contare immediatamente su un’assistenza psichiatrica, trovarsi di fronte operatori del 118 e - eventualmente - polizia o carabinieri, per un ricovero coatto.
 «Intendiamoci - precisa D’Anza -: si tratta di personale valido, ma sarebbe meglio avere subito un approccio specifico, da parte di operatori che magari conoscono già il paziente». Nell’Asl 2 sono più di 1.000 le persone in carico al centro di salute mentale e di queste si stima che almeno un 20-30% potrebbe aver bisogno della nuova struttura.
 Riserve sul progetto sono espresse dal segretario della Fps-Cisl, Luciano Cotrozzi: «La creazione di un centro crisi extra ospedaliero di per se comporta dei rischi da non sottovalutare, se lo stesso è inteso come una sorta di reparto ospedaliero strutturato al di fuori dell’ospedale. Si creerebbe in tal caso un contenitore riproponente, in piccolo, lo stigma del vecchio manicomio».
 Insomma, la paura è che il centro faccia rientrare dalla finestra quelle strutture che la legge Basaglia aveva fatto uscire dalla porta. Una preoccupazione che anche in ambito medico viene definite «non del tutto peregrina».
 I centri aperti 24 ore al giorno sono già realtà in altre zone d’Italia, ma Cotrozzi mette in guardia: «È solo uno dei modelli possibili». Secondo il sindacalista, infatti, la strada maestra è quella di «aprirsi al contributo dei cittadini e delle associazioni».
 Oltre a questo, viene messo in risalto l’importanza della formazione del personale, che sia in grado di mettere in pratica «nuove metodologie di approccio con l’utenza, senza ricorrere alle attuali misure di contenzioni fisica e chimica».
 In ogni caso il progetto (inserito anche nel nuovo Piano sanitario regionale) sarà approfondito domani in un incontro a Monte S. Quirico.
 «È un’occasione per un primo confronto - commenta il direttore generale Oreste Tavanti -: bisogna capire se l’esperienza fatta in altri centri è esportabile nella nostra realtà. In ogni caso, bisogna confrontarci per definire meglio tutto il progetto».
L.C.

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