ARCHIVIO il Tirreno dal 1997

Tornano i bond della repubblica di Weimar


 FIRENZE. Un copione degno della fantasia di Grisham piena di spioni e truffatori. L’inchiesta del pm Luca Turco e degli investigatori della prima sezione della squadra mobile su un gruppo di persone, tra cui un bancario, accusate di vari reati che vanno dall’estorsione all’appropiazione indebita, si intreccia, sotto plichi di documenti, con un intrigo internazionale che coinvolge la vecchia Repubblica di Weimar, l’ultimo discendente del Negus dell’Abissinia e le indagini delle procure di mezza penisola.
 Il protagonista, anzi i protagonisti, sono i “german gold bond”, titoli del debito pubblico tedesco risalenti addirittura alla Repubblica di Weimar che, dopo la riunificazione delle due Germanie, sono ricominciati misteriosamente a circolare.
 Alcuni di questi bond sarebbero stati in possesso anche di G.B., l’ultimo discendente del Negus dell’Abissinia, che risiederebbe in provincia di Grosseto e che è risultato totalmente estraneo alla vicenda.
 In Toscana uno degli indagati dalla squadra mobile fiorentina avrebbe tentato di rifilare questi titoli, che ora valgono meno di una cambiale scaduta, ad un imprenditore di Torre del Lago.
 La prima comparsa di questi “titoli spazzatura” è nel 1996 con l’inchiesta della procura di Aosta “Phoney Money” che portò all’arresto di alcuni personaggi accusati di aver avuto intenzione di dare a garanzia di aperture di credito titoli di Stato non esigibili, falsi o rubati. Questa organizzazione, sostenevano gli inquirenti, avrebbe avuto ingenti quantità di titoli della Repubblica di Weimar che nel 1930, ormai in agonia, per rastrellare qualche marco emetteva obbligazioni con tasso di interesse al 5%.
 Qualche tempo fa il pm di Asti Luciano Tarditi scoprì che questo traffico di titoli avrebbe coinvolto anche la filiale del Senato della Banca Nazionale del Lavoro.
- Francesco Nocentini