La tv della Gialappa's mi ha baciato e ora sono Jonathan


PONTEGINORI. Dieci anni fa se ne stava comodamente seduto in poltrona a godersi il suo programma preferito, "Mai dire gol", adesso con la Gialappa's band ci lavora. Ubaldo Pantani, 33 anni, di Ponteginori, è un attore che ha raggiunto la notorietà grazie al tubo catodico: nella trasmissione di Italia Uno, che prendeva in giro il Grande fratello e il mondo dei reality, faceva la parodia (fin dalla prima puntata) a quello che sarebbe diventato il vincitore della casa, Jonathan. E, tanto per dimostrare di saperci fare, si è subito inventato un tormentone che grandi e piccini ripetono fino alla noia: "Giurrra". Insomma, dopo tante illusioni il sogno di Ubaldo si è realizzato.
E, come dice lui, si è realizzato quando si doveva realizzare «Quello appena trascorso è stato un anno fantastico: prima la laurea in scienze politiche, poi la moglie e infine la televisione».
Non si può dire che Pantani sia profeta in patria, anzi. Le sue conoscenze le ha tutte oltre Appennino: Bologna è la sua città magica. Lì ha conosciuto il cabaret, lì ha potuto condividere la sua passione per il palcoscenico con gente come Alessandro Bergonzoni e Roberto "Freak" Antoni. In provincia di Pisa, oltre al pezzo di carta che gli ha rilasciato l'Università, ha solo un legame: nel 1994 è stato allievo di Giorgio Albertazzi e ha esordito ne "Il verso, l'afflato, il canto". Roba seria. Nel dna però Ubaldo aveva la risata e così, tra uno sketch di Teo Teocoli, Gene Gnocchi e Antonio Albanese, ha imparato il mestiere più difficile del mondo: il comico. Fino ad approdare in Rai con Macao. Era il 1997 e l'invenzione di Gianni Boncompagni diventò il suo trampolino di lancio. Sette anni dopo, la Gialappa's lo ha consacrato.
Come hai conosciuto Carlo Taranto, Giorgio Gherarducci e Marco Santin?
«Dopo un po' che fai televisione è normale che il nome cominci a girare. Fondamentale è stata la mia partecipazione a Nessundorma con Paola Cortellesi, i suoi autori mi hanno visto lavorare e mi hanno segnalato alla Gialappa's band. Mai dire gol è sempre stata una delle mie trasmissioni preferite: Frenco e Alex Drastico di Albanese e Caccamo di Teocoli erano i miei modelli».
Quando ti hanno detto che dovevi lavorare con loro sei impazzito di gioia.
«No, perché non mi hanno detto che dovevo lavorare con loro».
In che senso?
«Sapevo che loro dovevano sostituire De Luigi perché era impegnato in un film e non sapeva se poteva fare tutte le puntate. Sono rimasto nel limbo per alcuni mesi, finché non mi è arrivata un'altra offerta e allora ho chiamato gli autori di Mai dire Grande fratello per dirgli che non potevo più fare parte della squadra. Invece mi hanno chiamato immediatamente fissandomi un appuntamento con la Gialappa's a Milano. Era giugno, c'erano gli Europei del Portogallo e Carlo, Giorgio e Marco facevano la radiocronaca delle partite a modo loro su Radiodue. In un'ora e mezza mi hanno chiesto tutto di me. Quando scelgono una persona sono veramente minuziosi, curano tutti i particolari. Finito l'interrogatorio mi dicono che dovevano andare in diretta a fare Olanda-Repubblica Ceca. Io mi dovevo fermare con loro. Incredibile, mi trovavo con un microfono in mano e le cuffie sulla testa senza neppure sapere cosa dovevo fare».
E cosa dovevi fare?
«Mi hanno chiesto al volo che cosa ne pensavano di quel match Gigi Buffon e Marco Materazzi. Io ho cercato di fare la parodia del portiere e del difensore della nazionale ed è andata bene, rideva anche la Gialappa's».
Tutti conoscono il calcio, per fortuna lo conoscevi anche tu...
«Io prima di essere un attore sono un calciatore. Anzi, ero un calciatore. Ho giocato in diverse squadre a livello dilettantistico. Ho deciso di appendere le scarpette al chiodo (in realtà gioca negli Amatori, ndr) quando mi sono spezzato il ginocchio per due volte di seguito. Ero disperato, ma dopo poche settimane mi arrivò il contratto per la trasmissione di Raidue "Convenscion". Dei calciatori professionisti, comunque, cerco di coglierne i tic o le stranezze che posso strappare una risata in chi mi ascolta».
Superata la prova radiofonica, la trasmissione sul Grande fratello: c'erano tanti toscani nella casa, una fortuna?
«Naturalmente. Guidino mi veniva benissimo, bastava che aprissi la bocca per assomigliare all'originale. Ma anche Alessandro non era male: parlava pochissimo, ma quando lo faceva era divertentissimo perché rompeva il silenzio degli altri con delle banalità colossali».
Però il successo te lo ha dato un non toscano.
«Abbiamo puntato su Johnatan appena lo abbiamo visto. Per me però non era facile perché non sono un imitatore, così è venuta fuori la parodia di questo ragazzo decisamente eccentrico. E' bastato esagerare al massimo il suo comportamento per renderlo simpatico ai telespettatori».
Adesso sarai diventato un mito a Ponteginori...
«Mica vero. Nel bar sotto casa ci vado senza che nessuno mi fermi. Ci hanno messo un po' a capire che quello che faceva i ragazzi del Grande fratello con la Gialappa's ero io».
Dispiaciuto?
«Anzi, felice. In fondo non sono mai stato profeta in patria. In Toscana non ho mai fatto uno spettacolo, mi spostavo soprattutto nel bolognese e a Roma. Comunque mi piacerebbe portare in giro i miei personaggi della tv, anche se prima ho in mente un paio di progetti teatrali. Mi sento di poter realizzare qualunque cosa dopo aver coronato il mio sogno: lavorare con la Gialappa».
Ora dovrai sognare altro. Hai già in mente cosa?
«Il cinema, anche se non so cosa sarò in grado di fare. Però lo devo fare, l'immagine che la gente ha dell'attore è quella cinematografica».
Prossimi impegni in tv?
«A gennaio riparte la Gialappa's. Stiamo lavorando su una parodia di Lapo Elkann, l'erede degli Agnelli che fa impazzire tutti noi indossando la felpa Fiat e parlando di marketing. In più mi piacerebbe imitare il gastronomo Bigazzi, quello della Prova del cuoco. Un toscanaccio, è nelle mie corde».
L'ultimo anno ti ha stravolto la vita.
«Prima la laurea, poi la moglie e infine la televisione. Sono contento che sia arrivato tutto adesso, due anni fa non mi sarei goduto questa gioia. Meglio così».

Cristina Ginesi