Il gruppo Orlando passa di mano Manes nuovo signore del rame

FIRENZE. Di lui si sa pochissimo, nonostante sia alla guida di una società quotata in Borsa: che è uno degli uomini più «liquidi» in circolazione, che la sua ossessione è la riservatezza, che ama la filantropia. Eppure, Vincenzo Manes lunedì scorso ha acquisito la quota di controllo del gruppo Orlando e potrà fregiarsi a tutti gli effetti del titolo di «re del rame». Quarantaquattro anni, molisano, sposato con due figli, Vincenzo Manes ha alle spalle una lunga carriera nel mondo della finanza, una trafila iniziata nella banca d'affari Citycorp, proseguita in un fondo di investimenti.
E coronata con l'acquisto della Teknecomp, un'azienda del gruppo Olivetti.
In venti anni, Manes ha imparato il mestiere di risanatore: acquisisce società o gruppi in difficoltà, li riporta sulla retta via e poi li rivende guadagnando lautamente sul prezzo d'acquisto; il caso più conosciuto è quello del risanamento della Santavaleria, la finanziaria della famiglia Varrasi, con attività prevalenti nel campo della chimica.
Negli anni, Manes ha comprato e rivenduto di tutto, anche se non ha mai gestito affari così rilevanti.
Se riuscirà - come pare ormai certo - a diventare il «cavaliere bianco» degli Orlando, ossia il protagonista di una scalata amichevole al gruppo toscano, Vincenzo Manes si troverà per le mani il più grosso affare della vita: una scommessa destinata a consacrarlo alla ribalta imprenditoriale europea, finalmente lontano anni luce dalle seconde linee della finanza italiana.
Da mesi, la Intek e il gruppo Orlando stanno infatti discutendo sulle modalità dell'operazione che dovrebbe consentire una robusta ricapitalizzazione del gruppo metallurgico toscano, leader europeo nel settore del rame, e, dopo due rinvii, proprio lunedì scorso è stata conclusa la trattativa che però sarà perfezionata solo dopo il via libera dell'antitrust.
Quello tra Intek e Gim (la società capofila degli Orlando) ha tutti i presupposti per risultare un matrimonio perfetto: Vincenzo Manes ha fama di buon risanatore ed ha un portafoglio ben fornito (la posizione finanziaria netta di Intek è positiva per circa 89 milioni di euro); la sposa è il primo gruppo europeo del settore, ha dimensioni e potenzialità fortissime e una tradizione imprenditoriale di prim'ordine.
Che poi gli sposi siano veramente fatti l'uno per l'altro è tutto da vedere. Acquisire e risanare la Ducati Energia o la Riva finanziaria, alcune delle società rilevate da Manes, non è la stessa cosa che cimentarsi nel rilancio di un gruppo che ha stabilimenti sparsi in tutta Europa e circa settemila dipendenti, un migliaio dei quali lavorano in Toscana, tra Fornaci di Barga, Campotizzoro e la sede di Firenze.
Vincenzo Manes, insomma, dovrà anzitutto dimostrare che alla sua quarta opa (offerta pubblica di acquisto) non ha voluto trangugiare un boccone troppo grosso per una società che ha un patrimonio netto di 127 milioni di euro ed ha accumulato nei primi mesi dell'anno una perdita di 1,2 milioni di euro.
Alle spalle di Manes si intravedono due colossi del calibro di Banca Intesa, che con Intek ha una joint venture, e della banca d'affari Lehman guidata da Ruggero Mannoni. Compito di Manes è non solo quello di tranquillizzare le banche, allarmate dal livello di indebitamento del gruppo, mettendo sul tavolo circa ottanta milioni di euro, ma anche dimostrare il carisma e la credibilità indispensabili per guidare un gruppo che, pur facendo segnare importanti miglioramenti nella gestione, ha due difetti: l'eccessiva articolazione e diversificazione geografica e la dipendenza da un solo mercato.
Uno dei motivi che hanno appannato i conti del gruppo Orlando, che nel 2003 ha prodotto un fatturato di quasi due miliardi di euro ed ha chiuso con una perdita di 236 milioni, è la forte espansione che ha portato la società toscana ad acquisire società e stabilimenti in Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Svizzera e Cina.
Il risanamento del gruppo Orlando rappresenta, insomma, l'esame di maturità per Vincenzo Manes, anche perché ha alle spalle un personaggio come Luigi Orlando che, ritiratosi alla soglia degli ottanta anni, è stato per lustri uno dei punti di riferimento della finanza e dell'industria italiana.
Per gli Orlando, invece, l'arrivo di Manes rappresenta un passaggio storico, ossia la perdita del controllo del gruppo, con la speranza di riprenderne il controllo tra qualche anno, a risanamento avvenuto. Sempre che Manes non si affezioni al rame.