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Scheggi chiede all’Eni il cogeneratore

 GROSSETO. Sotto l’albero di Natale l’Eni mette il cogeneratore di Scarlino. Non è un regalo, ma un’offerta di vendita: entro due settimane al massimo Eni Ambiente pubblicherà il bando di gara per la cessione del contestatissimo impianto del Casone. Chi lo comprerà? Impossibile dirlo, per ora. Di certo la Provincia di Grosseto vuole acquistarlo, come ribadisce ufficialmente il presidente, Lio Scheggi.
 Scheggi ha infatti scritto una lettera all’amministratore delegato dell’Eni, al presidente della Syndial spa e al presidente di Ambiente spa, nella quale chiede un incontro per valutare la possibilità di acquisizione dell’impianto da parte del sistema pubblico locale. Una lettera nella quale il presidente ribadisce la volontà della Provincia di comprare, spiega il perché, e al tempo stesso evidenzia le “buone ragioni” per le quali il colosso Eni dovrebbe riconoscere una priorità alla Provincia, che sul possibile funzionamento futuro di quell’impianto può dire la sua.
 La notizia dell’imminente vendita del cogeneratore «attraverso un procedura a evidenza pubblica - scrive Scheggi - mi induce a rilanciare la proposta» per l’acquisto. «Di fronte al rischio reale di vedere quell’impianto destinato a recuperare il Cdr proveniente da fuori provincia - spiega il presidente - abbiamo ritenuto opportuno “candidare” questo ente a coordinare un percorso tecnico-politico finalizzato, in caso di vendita, alla sua acquisizione, cercando così di risolvere positivamente per il nostro territorio una vicenda che per anni ha visto impegnata la Provincia e i Comuni delle Colline Metallifere». Scheggi sottolinea come in tal senso esista un «accordo politico-istituzionale tra tutti i Comuni della provincia, capoluogo compreso, da cui è disceso un accordo di programma approvato da tutti i consigli comunali, finalizzato alla gestione unica del ciclo dei rifiuti». E ricorda come in questo quadro sia stata accelerata la trasformazione del Coseca in spa, «che verrà formalmente deliberata nell’assemblea del 6 dicembre prossimo». Il presidente inoltre lega al “progetto cogeneratore” l’ormai prossima costruzione dell’impianto di selezione, compostaggio e produzione di Cdr alle Strillaie, e il piano industriale che l’Ato 9 presenterà prima di Natale.
 Fin qui il percorso dei soggetti pubblici che motiverebbe la decisione di acquistare l’impianto di Scarlino. Ma perché Eni dovrebbe venderlo proprio ai soggetti pubblici? Scheggi elenca una serie di problematiche e di contenziosi aperti fra la stessa Eni Ambiente e il territorio che - lascia intendere - potrebbero trovare una più facile soluzione complessiva qualora venisse riconosciuta una “priorità” d’acquisto ai soggetti pubblici: «La stessa società Ambiente spa - scrive il presidente - è consapevole che l’area su cui sorge l’impianto è caratterizzata da una presenza di arsenico molto superiore ai limiti normativi; il piano provinciale delle bonifiche ha inserito il sito denominato “ex impianto di pellettizzazione” tra quelli oggetto di bonifica; a seguito di una complessa vicenda giudiziaria, l’impianto non è autorizzato in base agli articoli 27 e 28 del Decreto Ronchi, né tantomeno esiste un accordo di programma con gli enti locali, ex articolo 22 dello stesso Decreto. Tant’è che dal settembre 2003 l’impianto non utilizza Cdr, ma solo alcuni rifiuti speciali non pericolosi».
 Situazioni complesse, dice Scheggi, «che gli enti locali del territorio intendono però governare». Per questo, conclude, si chiede un incontro. Per approfondire tutti questi aspetti «e valutare congiuntamente la possibilità di far acquisire l’impianto al sistema pubblico locale».