E' morto Vasco Puccioni, terzino degli anni Cinquanta

LUCCA. E' morto Vasco Puccioni, 77 anni, bandiera della Lucchese negli anni '50. Ha cessato di vivere alle 9.30 di ieri a Pontedera, dove viveva da decenni. Lascia la moglie Adriana, di un anno più giovane, e due figli: Stefano e Angela. È stato titolare (il timone era passato in mano al figlio Stefano da un paio di anni) e fondatore dell'omonima officina meccanica che gravita nell'indotto Piaggio, con 30 dipendenti.
Dopo l'addio all'allenatore-gentlemen Sergio Castelletti, scomparso a 67 anni per un malattia che non perdona, un altro grave lutto ha colpito i colori rossoneri.
Vasco Puccioni era un vincente in campo e un portafortuna sugli spalti. Un terzino alla Gentile, con le debite proporzioni, che disputò due stagioni (1950-51, 1951-52) con la maglia rossonera. Nelle sue 4 apparizioni in A al Porta Elisa ottenne altrettante vittorie (2-0 alla Triestina, 4-0 alla Sampdoria, 2-0 all'Atalanta, 2-1 alla Pro Patria) e quando, nella stagione 2001-2002, gli capitò di assistere - alla vigilia di gara 2 con il Treviso negli spareggi promozione - ad un allenamento della Lucchese al Porta Elisa contro i veneti ci fu un nuovo successo per 2-1.
Da calciatore, dopo il debutto in maglia rossonera al Vomero contro il Napoli e il match al Flaminio con la Roma, fece il suo battesimo al Porta Elisa contro gli alabardati per volontà del tecnico ungherese Sarosi. La squadra era relegata nei bassifondi e reduce da due sconfitte esterne consecutive. Aveva iniziato la carriera come centrale difensivo, ma nella Lucchese era chiuso dall'esperto Tubaro e così il tecnico lo aveva dirottato sulla corsia esterna.
Nel match del Porta Elisa non fece toccar palla a Petagna, giocatore di classe in odore di Nazionale. E alla fine i tifosi lo portarono in trionfo.
Quella vittoria fu la prima di una serie di risultati positivi che consentì ai rossoneri di salvarsi con due settimane d'anticipo a discapito addirittura della Roma che precipitò in B. Agli spareggi salvezza dell'anno successivo (51-52) Puccioni non partecipò. La fortuna gli voltò le spalle nel momento in cui era lanciato verso importanti traguardi. Aveva conquistato il posto in squadra e sottoscritto un accordo che gli fruttava 80mila lire al mese (un operaio specializzato all'epoca ne guadagnava 30mila e con un milione e mezzo si poteva acquistare un piccolo appartamento). A tradirlo fu, oltre al fato, la passione innata per le moto che l'ha accompagnato per tutta la vita. Era il 6 aprile 1951 e la serie A riposava per una gara della Nazionale. Lui era nella sua casa a Pontedera quando la società lo contattò per giocare un'amichevole con la Fiorentina. Inforcò la sua moto Guzzi e si diresse verso il capoluogo toscano. Di lì a poco un terribile scontro con un'auto. Lo avevano dato per spacciato, ma lui aveva la testa dura: restò in coma per 12 giorni, poi riaprii gli occhi. Riprese a giocare l'anno dopo, ma durò poco. La Lucchese vinse 2-0 con l'Atalanta, lui giocò bene e Sarosi, passato alla Roma, lo voleva portare con sè nel club capitolino. Ma quel che non potè l'incidente in moto potè la rottura dei legamenti del ginocchio sinistro durante un partitella di allenamento. Provò a riprendere, ma il prof. Scaglietti di Firenze, gli disse a chiare lettere che con il calcio avevo chiuso. E a 24 anni ripose gli scarpini nel cassetto. Cancellato il calcio, gli restò la passione per i motori e con i soldi messi da parte aprì l'officina meccanica che gli consentì di vivere dignitosamente e mantenere la sua famiglia.
Le esequie si terranno oggi alle 15 nella chiesa di San Giuseppe a Pontedera.