Da Londra a Massa per operarsi

MASSA.C'è chi per curarsi deve andare fuori provincia se non fuori regione, e chi invece all'ombra delle Apuane viene a farsi operare dall'estero. Non succede solo all'Opa: anche al Ss Giacomo e Cristoforo ci sono strutture in grado di richiamare malati anche da molto lontano. Lo testimonia un giovane massese, Giacomo Mergoni, di 27 anni, che vive e lavora da quasi 4 anni a Londra. Nella capitale inglese il 30 ottobre ha subito la frattura dell'omero sinistro a causa di un incidente stradale. Ricoverato al Charing Cross Hospital, per operarsi ha scelto di tornare a casa e oggi può raccontare «con orgoglio e gratitudine - sono sue parole - un caso di buona, straordinaria sanitá al Ss Giacomo e Cristoforo».
«Con grande stupore e sollievo - spiega Mergoni - alla visita immediatamente successiva al ricovero al Charing Cross Hospital ho incontrato un ortopedico napoletano, il dott. Oreste Basso, che aveva lavorato con l'equipe del reparto di ortopedia del dott. Manca, a Massa. Il dott. Basso mi ha immediatamente sostituito l'ingombrantissimo gesso all'ómero sinistro con un piú pratico tutore e mi ha consigliato di rientrare quanto prima a Massa per una visita all'ospedale locale, a suo dire "uno dei migliori reparti di traumatologia in Italia". Prima di lasciarmi andare ha scritto un'e-mail ai dott. Manca e Sancin annunciando il mio arrivo e allegando alcune radiografie. Al mio arrivo a Massa, il reparto di ortopedia conosceva giá il caso. Sono stato visitato il 5 novembre dal dott. Manca che, insieme al dott. Sancin, ha deciso di farmi operare il lunedì successivo. Sabato 6 le analisi di rito, lunedì l'intervento di prima mattina, eseguito dai dott. Sancin e Conti con l'aiuto della dott.ssa Gallorini per l'anestesia. In questo breve intervento mi é stata ricomposta la frattura e applicato un fissatore esterno, una specie di complesso maniglione avvitato sull'ómero fratturato, col compito di mantenerlo in posizione corretta durante la guarigione. Dopo due giorni di ricovero sono stato sottoposto a una Tac alla testa per scongiurare il rischio di lesioni e sono stato dimesso. Al mio rientro a Londra sono stato visitato dal dott. Basso che ha mostrato con orgoglio il lavoro dei suoi colleghi italiani ai colleghi inglesi commentando "é perfetto, come lo sanno fare loro..."».
Il giovane sottolinea di essere trattato «con grande umanitá, quasi affetto, da una struttura efficiente di grandi professionisti». Per questo vuole complimentarsi con i dottori Manca, Sancin, Conti e Gallorini e la loro equipe per l'intervento, i dottori Basso, Pesenti, Milani e Lazzoni per il post-intervento e per la Tac, con la signora Antonietta e le infermere e gli infermieri del reparto di Ortopedia «per la qualitá straodinaria del lavoro svolto non solo con me. Professionisti come voi sono una sicurezza preziosa che nessuno taglio o privatizzazione ha il diritto di toglierci. Non posso sperare di rivedervi presto, ma ancora grazie mille».