03 novembre 2004 —
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Massa
AVENZA. A volte ritornano. Una volta, i più bravi, li distinguevano al volo: il puzzo della Coke, lolezzo della Farmoplant, il miasma della Enichem. Oggi, che dellindustria chimica è rimasto solo il ricordo, i cattivi odori non sono finiti. Nella zona di via Dorsale sono una costante: più o meno forti, più o meno insopportabili, quasi sempre percepibili. Ogni tanto, si irradiano però nelle zone limitrofe. Avenza, Alteta, a volte Marina di Carrara. «Senti che puzza, è il Cermec», dice la gente. Il consorzio pubblico «che accetta rifiuti per trasformarli in risorse», però, replica secco: no, non siamo noi, guardatevi attorno, ci sono altre aziende che potrebbero ammorbare laria. Abbiamo provato a capirne di più e abbiamo scoperto almeno una cosa, che la lotta ai cattivo odori è difficilissima: non ci sono normative specifiche che regolano la materia, inesistenti soglie di legge e parametri di riferimento. Le armi in mano ai controllori sono spuntate. I cattivi odori, insomma, dobbiamo tenerceli.
Partiamo dal Cermec, primo indiziato quando si parla di odori nauseabondi. Il consorzio ricicla i rifiuti organici (residui alimentari, piante tagliate ecc.) di tutta la provincia, producendo compost. Logico che si pensi che i miasmi vengano da lì.
Limpianto, però, si è dotato negli ultimi anni di strutture e procedure mirate proprio a ridurre lemissione in atmosfera di molecole puzzolenti. «I capannoni di deposito e trattamento dei materiali - spiegano dal Cermec - sono dotati di un impianto di aspirazione dellaria e di un sistema di biofiltrazione. Laria e le sostanze odorose in essa contenute, vengono aspirate e fatte passare attraverso un filtro che non utilizza agenti chimici ma biologici. In pratica, strati di legno speciali che purificano laria prima della sua immissione allesterno».
Limpianto di produzione del compost, dunque, assicura il suo portavoce, è protetto. Non lo è - lo afferma lArpat e lo riconosce il Cermec stesso - unaltra fase dellattività del consorzio, quella delle operazioni di carico dei rifiuti inorganici (i sovalli) sui camion. Una fase che comporta la movimentazione dei rifiuti e, quindi, produzione di odori.
La puzza viene da lì? Possibile, anzi probabile. Il Cermec ammette che in quella fase di lavorazione non ci sono ancora sistemi di contenimento e isolamento ma aggiunge che - ad ogni modo quegli odori non sono nocivi - e che con il Piano rifiuti provinciale si potrà investire anche su quel segmento del trattamento rifiuti.
Non lontano dal Cermec cè unaltra azienda «indiziata», la Essebi, di Gianfranco Lorieri. Il quale esibisce alibi a prova di naso: «Fra le nostre attività, cè il trattamento di una piccola quantità di compost verde, che non produce odori cattivi, e quella di stoccaggio di altri rifiuti, come il cemento amianto o le traversine dei treni, che proprio non hanno odore. Insomma, non siamo noi ad appestare laria, e poi, francamente, non abbiamo mai ricevuto lamentele di questo genere».
Ma chi controlla le emissioni in atmosfera di prodotti nauseabondi? LArpat, in primo luogo. Lagenzia regionale per la protezione ambientale riceve segnalazioni dai cittadini sulla diffusione di miasmi e cerca di intervenire come può. Chiaro, però, che se la telefonata arriva, supponiamo, alle 9 e i tecnici giungono sul posto unora dopo, la situazione può essere già radicalmente cambiata. «Sì, è così», dice la dottoressa Laura Balocchi, responsabile dellAgenzia di Massa e Carrara: «La percezione di cattivi odori dipende dalle condizioni meteo, dal vento, dallumidità ed è molto mutevole».
Il problema di fondo, però, è che non esiste una legge specifica che sanziona chi produce cattivi odori. Se per la dispersione di sostanze più o meno nocive nelle acque di un torrente o nel terreno, i controllori prelevano campioni nel luogo sospetto e poi li analizzano per stabilire se contengono sostanze inquinanti, con laria è tutto più difficile, indiretto, legato alla percezione soggettiva. In verità, dicono allArpat, esistono alcune metodologie per la misurazione degli odori. Il fatto è che queste procedure, peraltro abbastanza complesse, non vengono utilizzate, perché manca una normativa specifica in materia. Esiste, per ora, solo una direttiva della comunità europea che ha messo a punto un panel per la rilevazione dei cattivi odori, finora non recepita dallItalia.
La lotta allinquinamento olfattivo si combatte perciò su un altro fronte. «Noi i controlli al Cermec e alle altre aziende li facciamo, eccome. Verifichiamo che le procedure di trattamento dei rifiuti siano corrette, che vengano adottati tutti gli accorgimenti a tutela dellambiente e della salute pubblica. È attraverso questo lavoro che, indirettamente, si contrasta la diffusione in atmosfera dei cattivi odori». Sarà, ma a volte, ritornano.
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Claudio Figaia