ARCHIVIO il Tirreno dal 1997

Avevano schedato anche Umberto Carpi

 FIRENZE. Politici schedati e pedinati fin sotto casa (Enrico Letta e Stefano Passigli), «inchieste» su sindacalisti Cisl e Uil (Salvadori e Catalini), schede su professori universitari di Pisa politicamente impegnati a sinistra (Umberto Carpi), elenchi di uffici postali e banche da rapinare, informative su siti e strutture militari (da Camp Darby a Poggio Ballone). Si concentrava soprattutto in Toscana la maniacale attività di dossieraggio - spesso si trattava solo di ritagli stampa e poco altro - delle nuove Brigate rosse tra il 1999 e il 2002, prima della morte di Mauro Galesi e la cattura di Desdemona Lioce.
 Il professore. Tra i toscani schedati dai brigatisti c’è Umberto Carpi, preside della facoltà di Lettere e Filosofia a Pisa per diversi anni nonché professore ordinario di letteratura italiana.
 Di lui, tra l’altro, si citano l’impegno come dirigente sindacale, sempre a Pisa, fino al ’74, l’iscrizione al Pci e poi a Rifondazione e la sua elezione nelle politiche del ’94 in Toscana con i Progressisti. Di Carpi le Br avevano raccolto i dati relativi anche alla residenza, alla via dell’abitazione e al numero di telefono.
 Le strutture.  In un altro file, sotto il titolo «uomini e strutture della Nato in Italia», i brigatisti-ragionieri citano Coltano, stazione di telecomunicazione Usa, Tirrenia Camp Darby, base logistica Usa, a Pisa l’aeroporto dell’Ami «utilizzato anche dalla Nato», la stazione di controllo e comunicazione di Poggio Ballone, in provincia di Grosseto.
 Enti e sindacati.  Tra gli obiettivi «selezionati», sempre in Toscana, figurano poi l’Ebret (l’Ente bilaterale regionale toscano per l’artigianato con sede a Firenze), la sede Cisl regionale, le agenzie interinali di via Mariti e di via Nazionale, sempre a Firenze. Sull’Ebret le Br avevano raccolto informazioni riguardanti i componenti del consiglio di amministrazione, con tanto di foto di alcuni di loro, e della consulta tecnica con particolare attenzione al suo presidente Mario Catalini della Uil. Sul conto di Catalini, in particolare, le Br si ripromettevano un’inchiesta approfondita. Verifiche si sarebbero dovute svolgere anche su Gianni Salvadori, segretario della Cisl Toscana, «presso l’abitazione di Pontassieve».
 Le rapine. Banche, anche interne a ospedali, e uffici postali, con tanto di piantine e valutazione dei rischi e delle «condizioni di fattibilità degli espropri». Negli archivi informatici le Br avevano stilato «un calendario ipotetico delle inchieste» nell’ottobre del 2002, quindi sette mesi dopo la morte di Marco Biagi, dando un ordine di priorità ad alcuni obiettivi toscani. Nello schema vengono definiti «di maggiore interesse» gli uffici postali di Siena (via Vittorio Emanuele II), Bagno a Ripoli («pensioni o pagamento Ici»), Firenze (via Tozzetti), di Galluzzo e di Scandicci. «Di minor interesse per varie ragioni», invece, il Cto, le Poste di via Torcicoda (Firenze), via Dante Alighieri (Sesto Fiorentino), via Ludovico Ariosto (Prato), via Guido Monaco (Arezzo), via Dello stadio (Pistoia), e la Cassa di Risparmio di Firenze, zona Peretola, in via Faccioli.