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«Ma quale recupero di Shangai... Sarà un quartiere dormitorio»

 LIVORNO. Il dibattito in consiglio comunale sul piano di recupero di Shangai e sulle varianti al piano urbanistico, è stato molto lungo e complesso. Nei giorni scorsi abbiamo cercato di sintetizzarlo riportando il resoconto delle dichiarazioni dell’assessore Bruno Picchi e tre interventi che si erano conclusi con un voto diverso: Filippi (Ds), Amadio (An) e Ciacchini (Forza Italia). Stavolta pubblichiamo la posizione di Rifondazione comunista, che ha votato in maniera compatta contro il provvedimento della giunta. Ecco le ragioni del no di Alessandro Trotta e compagni.
 «Il “Piano particolareggiato di Shangai”, scaduto l’anno scorso, non lascia rimpianti - afferma il gruppo consiliare di Rc, guidato da Marco Nocchi - perché in realtà quanto si intende compiere è la realizzazione di un agglomerato urbano di tipo completamente nuovo, popolato in gran parte da persone di altre realtà della nostra città, non dagli “shangaini”. Il voluminoso progetto - presentato due giorni prima che l’importante questione venisse discussa frettolosamente e votata dal consiglio comunale - era incomprensibile senza uno studio profondo da effettuarsi con l’aiuto di qualche esperto. Eppure la maggioranza lo ha votato senza porsi domande sul suo contenuto, mentre l’opposizione di centrodestra, salvo il consigliere Ciacchini, ha di fatto favorito la scelta della maggioranza».
 «Rifondazione Comunista - proseguono - ha espresso il suo disaccordo per il coinvolgimento dei privati, cedendo loro il cosiddetto «Blocco delle Signorine», “al fine di articolare - così si è detto - la presenza di altre classi di utenza ad evitare ghettizzazioni sociali”, come se a ghettizzare il quartiere non fosse stato il degrado socioambientale dovuto a sessant’anni di cattiva politica ma gli abitanti del quartiere, oggi da trasferire in altre periferie «dormitorio», quali, ad esempio, La Scopaia. Le spese di sgombero, i contratti di acqua, gas, luce, telefono, a carico di chi sarà costretto ad abbandonare il proprio rione, saranno doppi, per chi, alla fine, vorrà tornare. E questo è inaccettabile. E i pochi, soprattutto gli anziani soli, che dimostrando un carattere ammirevole ritorneranno, troveranno ad aspettarli, com’è già accaduto nella ricostruzione del primo blocco, uno squallido monolocale invece di una casa che farà rimpiangere le vecchie abitazioni senza ascensore e senza riscaldamento. Quattordici torri sull’area dove sorgeva la scuola «Campana» e dove si trova il «Blocchino» che verrà abbattuto. Quando le abitazioni saranno pronte, i nuovi abitanti si troveranno senza scuola e senza i servizi essenziali, come i vecchi “shangaini” alla Scopaia, dove c’è solo il deserto. Certo, nel «Contratto di quartiere 2» vi sono compresi, ma verranno realizzati sicuramente dopo: il progetto su questo è chiaro. Ecco il «piano di recupero» approvato sotto l’urgenza di ottenere i finanziamenti: un’altra decisione affrettata, nessuna programmazione, ma una sola cosa certa, la cancellazione del campo sportivo, l’unico esistente in tutto il rione.