Cacciava nel Parco, condannato

PORTOFERRAIO.Un elbano era stato sorpreso a cacciare nell'area protetta dal Parco nazionale. Nei giorni scorsi è stato condannato. Il giudice, Beatrice Dani, ha respinto la tesi difensiva, secondo la quale l'uomo non avrebbe potuto sapere se quando fu sorpreso dagli agenti della polizia provinciale, il 1º dicembre 2002 alle pendici di Monte Giovi, era all'interno dell'area perimetrata come Parco nazionale, perché in quella zona non ci sarebbero state le tabelle informative sulla delimitazione dell'area protetta. L'uomo è stato condannato a 20 giorni e a 300 euro di ammenda, oltre alla confisca delle armi e delle munizioni che gli erano state sequestrate; pene che saranno applicate con i benefici di legge. Ma la sentenza non dovrebbe riguardare soltanto lui: rappresenta un precedente per in tutti i processi per reati simili, a cominciare dal caso dell'altro cacciatore che gli agenti di polizia provinciale sorpresero il 1º dicembre 2002 insieme all'uomo che è stato condannato nei giorni scorsi.
In sostanza i confini delle aree protette devono essere conosciuti a chi va a caccia.
Ieri, intanto, è giunta la notizia che la Provincia, accogliendo in parte le richieste formulate da parte di Legambiente, associazioni degli agricoltori e numerosi cittadini, ha di nuovo disposto uscite dei suoi agenti finalizzate all'abbattimento dei cinghiali che sono tornati a danneggiare colture e giardini in molti punti dell'Elba, perché ritenuto un sistema valido per contenere la popolazione degli ungulati sull'isola, dove sono in sovrannumero da anni.