Ricordi, Mario, che i partigiani non volevano consegnare le armi?

Caro Mario, è stata una grande emozione rivivere quegli avvenimenti di cui fummo protagonisti sessanta anni fa ("Il giorno che lòiberai Livorno", "Il Tirreno" del 16 luglio). Testimonianza puntuale e precisa.
Quando eravamo nel teatro di Campiglia M.ma insieme ai partigiani e i loro comandanti, fummo convocati io e Andrea (Italo Bargagna nominato sindaco di Pisa alla liberazione della città) e sul palco del teatro trovammo il comandante del 113º Fucilieri della Red Bull e il colonnello Croce che con molta durezza ci dissero che i partigiani dovevano essere disarmati.
Cercammo di fare presente che il comando della Terza Brigata Garibaldi, di cui eravamo i rappresentanti, desiderava far partecipare tutti i suoi distaccamenti (10) alla liberazione di Livorno e Pisa: richiesta respinta. Su nostra insistenza permisero che alcuni partigiani, armati, prestassero la loro opera come polizia nelle varie località liberate, altri li aggregarono ai loro reparti come guide fino a Livorno e Pisa.
Fra gli altri ricordo il capo squadra Lido (un partigiano sempre pronto all'azione) che guidò le truppe americane fino a Rosignano M.mo cadde eroicamente per la liberazione del suo paese.
I partigiani non volevano consegnare le armi, conquistate in duri scontri con i nemici (particolarmente contro i fascisti che erano al servizio dei nazisti); con molta fatica riuscimmo a convincere i nostri ragazzi perché restava di fronte a noi il grave compito di liberare tutta l'Italia e conquistare il diritto alla Libertà e alla Democrazia.
Non partecipai direttamente alla liberazione di Livorno perché impegnato, insieme a tanti altri compagni e il CLN (nella località di Vada) a preparare l'assetto amministrativo della nostra città. Giunsi il giorno dopo (il 20 luglio) con una camionetta americana insieme al futuro prefetto ed un ufficiale superiore del nuovo esercito italiano.
Appena giunto in città mi recai alla villa Coscera, via di Colline, dove erano accantonati i nostri partigiani partecipanti alla liberazione di Livorno.
Ancora grazie, Mario, per avermi fatto rivivere quegli emozionanti momenti anche belli perché si combatteva contro feroci nemici e per una giusta causa, ora purtroppo viviamo in un periodo non certamente felice ma siamo ben certi che sapremo salvaguardare la Democrazia e la Libertà. Con affetto,
Garibaldo Benifei