Lio Scheggi ha vinto senza discussioni

GROSSETO. Dopo la sonora sconfitta-bis del 2001, quando la Casa della libertà riportò trionfalmente Antichi in palazzo comunale, ieri il centrosinistra si è preso la rivincita. Ha ribaltato i rapporti di forza anche nel comune di Grosseto sbaragliando il campo degli avversari e riaccendendo una sfida che sembrava ormai destinata all'impasse.
Scheggi e C. vincono ovunque e ribaltano il rapporto di forze nei seggi del comune capoluogo. A Grosseto dove il presidente uscente si aggiudica un 53,07% e la sfidante si attesta a un deludente 40,35, si segnala una difficoltà che va oltre il mero conto delle schede.
Nel consuntivo provinciale le distanze sono ampliate consegnando a Scheggi il 58% e alla Cutini solo il 36,45.
Agli altri toccano le briciole: Sgarbi il 2,44, Menchetti e Donati poco sopra i due punti di percentuale.
È un panorama che vede il centrodestra arretrare in tutta la Maremma e un centrosinistra che appare in ottima salute, capace di rinnovare un legame saldo con i cittadini. La conferma viene dai comuni dove la competizione era aperta a varie possibilità. A Follonica Claudio Saragosa - secondo le tendenze ormai consolidate dello scrutinio - sarà sindaco espresso dall'alleanza del centrosinistra. Anche all'Argentario Nazzareno Alocci, espressione del centrosinistra, ha la meglio su Schiano e Corsi.
Deludenti i risultati delle liste nate sulla base di movimenti e dei comitati locali. Segno che, seppur portatrici di forti esigenze, non sono state viste dall'elettorato come capaci di gestire gli interessi complessivi dell'area. Tutte le liste fuori dai partiti escono penalizzate. Con un'eccezione significativa: quella di Capalbio dove diventa sindaco, per la prima volta, una donna, Lucia Biagi, sostenuta da una lista autonoma dai partiti, anzi in esplicita critica verso qusti ultimi.
Una sconfitta cocente che vede sul banco degli imputati il sindaco uscente Gastone Franci - neppure rieletto in consiglio comunale - e il segretario provinciale dei Democratici di sinistra, Luca Sani, che aveva commissariato la Quercia locale per far passare l'alleanza con l'ex sindaco. Capalbio è, in questo senso, paradigmatica degli umori dell'elettorato: i partiti vengono puniti quando forzano la mano, quando scelgono le logiche autoreferenziali.
Sul fronte dei partiti, a livello provinciale, i Ds si confermano la forza maggiore del panorama grossetano sfiorando il 28 per cento (sostanzialmente stabili rispetto alla Camera con un leggero incremento).
Clamoroso il dato di Forza Italia che scende al 16,18%, perdendo dai 5 ai 7 punti rispetto a quando si votò per le provinciali del 1999 e le politiche del 2001. Ma Forza Italia perde voti anche tra il voto europeo e quello provinciale, segno che alcuni elettori hanno scelto Berlusconi su una scheda e Scheggi su un'altra. Ora gli azzurri sono separati da Alleanza nazionale (15,48%) solo da una piccola percentuale e gli uomini di Fini si fanno già avanti per rivendicare spazi maggiori; il senatore Franco Mugnai definisce, senza mezzi termini, il suo partito: «La spina dorsale della coalizione di centrodestra».
Sul fronte opposto, anche La Margherita non raggiunge il 10%, flettendo di circa un punto sulle politiche del 2001.
Invece cresce - secondo una tendenza nazionale ma che si accentua in Maremma - Rifondazione comunista, guadagnando in tutti i Comuni e crescendo di 2-3 punti in percentuale.